Oltre 300 persone hanno riempito la chiesa

Le “Onde”palestinesi, sotto forma di voci di bambini, sono arrivate all’Abbazia di San Salvatore e San Lorenzo a Settimo a Badia a Settimo grazie al Coro Amwaj, termine arabo che significa appunto “Onde”. Il concerto ha riempito la chiesa di 300 persone, oltre naturalmente agli orchestrali.

L’evento, a cura delle associazioni A.N.Te.Co. (Associazione Nazionale Teatri Consapevoli) e “Per un Mondo Senza Guerre” nell’ambito dell’iniziativa della Diplomazia dei Popoli, si è svolto grazie alla collaborazione con AssoPace Palestina e “Soutien Amwaj” e all’ospitalità di Don Carlo Maurizi. Dopo un breve canto di benvenuto dei ragazzi della Scuola Steiner-Waldorf di Firenze, il Coro Amwaj si è esibito insieme a un’orchestra e un coro diretti dal Maestro Raffaele Puccianti e dalla M° Mathilde Vittu, direttrice del Coro Amwaj.

La Scuola Corale Amwaj nasce nel 2015 grazie all’iniziativa della coppia franco-italiana 
di musicisti, Mathilde Vittu e Michele Cantoni. Come avviene, Mathilde? 
“Io sono cresciuta in una scuola corale in Francia e sono diventata musicista. Nel 2013 sono arrivata in Palestina, ho incontrato Michele Cantoni e ci siamo sposati. All’epoca lavoravamo per molti progetti, lui al Conservatorio, ma ho visto che mancava una scuola corale e ho sentito che era questa l’esperienza da fare”.

In cosa consiste la vostra scuola?
“Diamo un’educazione musicale gratuita di otto ore alla settimana a bambini e ragazzi dagli otto ai ventidue anni, perché non c’è musica nelle scuole, non c’è la possibilità di studiare senza pagare. Tre anni fa ho cominciato una formazione per chi vuole diventare direttore del coro. Organizziamo anche degli eventi negli orfanotrofi con bambini arrivati da Gaza, negli ospedali, e anche delle tournée per dare la parola alla Palestina. In questa tournée ci sono 45 bambini, ma in Palestina sono 70”.

Perché proprio un coro?
“La voce è il primo strumento e con la voce possiamo cantare in molte lingue e con altri cori, fare anche un po’ di teatro. Se l’occupazione israeliana vuole prendere tutto, la terra, la cultura, uccidere, rimane il nostro corpo come strumento per parlare, cantare, esistere, resistere”.

Com’è la situazione adesso?
“Siamo partiti una settimana fa con i bambini. Con mio marito viviamo a Betlemme. Nonostante il momento, dobbiamo proprio ora restare e fare qualcosa per i palestinesi. L’occupazione israeliana è sempre lì, sono lì da dodici anni, ma è molto più complicato adesso, perché chiudono le strade e, considerando che una metà del coro è di Betlemme e l’altra di Hebron, per i ragazzi da Hebron raggiungerci è molto difficile, ci vogliono tre ore per fare dieci chilometri. Il governo israeliano vuole rendere la vita più complicata, ma la situazione di oppressione e apartheid c’è sempre stata”.

Notizie da Gaza?
“Ho molti amici musicisti lì, con il coro ho fatto due concerti con loro on line, loro da Gaza e noi da Betlemme. Loro muoiono. È semplice. Muoiono di fame. Muoiono sotto le bombe. E io ho notizie ogni giorno di una persona che conosco che è morta”.

Quale soluzione?
“Non c’è soluzione. Solo continuare a vivere, resistere, stare con i palestinesi fino a che saranno liberi e l’oppressione e il genocidio si fermerà”.

La tournée in Italia continua. Oggi a Lavagna, poi Modena, la prossima settimana Vicenza e 
Venezia. Accanto a Mathilde Vittu, una giovanissima direttrice del Coro, Lina Shweiki. “Ho 22 anni. Vengo dalla Palestina, da Hebron”, racconta in inglese. “Sono entrata a fare parte di questo coro sin dal primo giorno in cui è stato fondato, nel 2015, e ho continuato a cantarci. Tre anni fa ho iniziato a studiare musica, come leggerla, specialmente per dirigere. È un piacere per me dirigere questo coro, perché essendo palestinese posso lanciare un messaggio. Il messaggio è che sono palestinese e posso fare la resistenza dirigendo e cantando”.

Un pensiero sulla situazione attuale?
“Io non posso fare niente relativamente ai governi, posso però mandare la mia voce ai bambini, alle persone a Gaza, in Palestina, e che possano essere benedetti in questa situazione. Da loro voglio che siano davvero forti, non mollare, un giorno avranno la libertà”. 

Photo: Fares S. Mansour
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies