Una mostra come un salto nel tempo tra i costumi sontuosi che ricostruiscono fedelmente gli abiti dei Medici, cimeli come la bolla papale che conferì a Cosimo il titolo granducale del 1569, le fotografie di Massimo Sestini alle fortificazioni di città della Toscana che testimoniano l'impronta del Granduca.
E infine l'esperienza immersiva che consente, scansionando un QR code di entrare, virtualmente nello studiolo di Cosimo in Palazzo Vecchio. E' quanto propone la mostra per i 450 anni dalla morte di Cosimo I dei Medici inaugurata oggi a Firenze, a Palazzo Strozzi Sacrati, sede della Presidenza della Regione, presente il governatore toscano Eugenio Giani.
La mostra, aperta nel giorno esatto in cui ricorrono i 450 anni dalla morte di Cosimo I dei Medici, deceduto il 21 aprile 1574, è curata da Samuele Lastrucci, direttore del Museo de' Medici e rimarrà aperta fino al 16 maggio: ingresso gratuito previa prenotazione. L'esposizione, si spiega dalla Regione, "un momento clou, tra le numerose iniziative promosse su tutto il territorio regionale nel corso del 2024 per celebrare il primo granduca di Toscana ed è frutto della collaborazione tra istituzioni e importanti realtà culturali che hanno contribuito a dare vita ad un vero e proprio viaggio nella Toscana del granduca".
Il visitatore viene accolto con una serie di abiti che scandiscono l'ascendenza genealogica di Cosimo, opere sartoriali delle Manifatture digitali di Prato. Si viene poi immersi nell'atmosfera delle fortezze cosimiane grazie alle foto di Sestini, infine vi è l'esposizione di preziosi pezzi originali: oltre ai prestiti del Museo de' Medici, hanno collaborato l'Archivio di Stato di Firenze, quello di Siena e il Museo dell'Opificio delle Pietre Dure.
Secondo la presidenza della Regione la mostra è "un omaggio non formale ma sostanziale" a colui "che con la sua visione di insieme e la sua strategia di lungo respiro, ha costruito le fondamenta della Toscana moderna". "Le sezioni di questa esposizione - spiega poi il curatore - intendono mettere in luce la dimensione più propriamente politica del personaggio, dalla costruzione del mito, operata da intellettuali del calibro di Giorgio Vasari ed Egnazio Danti, al momento cruciale dell'incoronazione a granduca".
E infine l'esperienza immersiva che consente, scansionando un QR code di entrare, virtualmente nello studiolo di Cosimo in Palazzo Vecchio. E' quanto propone la mostra per i 450 anni dalla morte di Cosimo I dei Medici inaugurata oggi a Firenze, a Palazzo Strozzi Sacrati, sede della Presidenza della Regione, presente il governatore toscano Eugenio Giani.
La mostra, aperta nel giorno esatto in cui ricorrono i 450 anni dalla morte di Cosimo I dei Medici, deceduto il 21 aprile 1574, è curata da Samuele Lastrucci, direttore del Museo de' Medici e rimarrà aperta fino al 16 maggio: ingresso gratuito previa prenotazione. L'esposizione, si spiega dalla Regione, "un momento clou, tra le numerose iniziative promosse su tutto il territorio regionale nel corso del 2024 per celebrare il primo granduca di Toscana ed è frutto della collaborazione tra istituzioni e importanti realtà culturali che hanno contribuito a dare vita ad un vero e proprio viaggio nella Toscana del granduca".
Il visitatore viene accolto con una serie di abiti che scandiscono l'ascendenza genealogica di Cosimo, opere sartoriali delle Manifatture digitali di Prato. Si viene poi immersi nell'atmosfera delle fortezze cosimiane grazie alle foto di Sestini, infine vi è l'esposizione di preziosi pezzi originali: oltre ai prestiti del Museo de' Medici, hanno collaborato l'Archivio di Stato di Firenze, quello di Siena e il Museo dell'Opificio delle Pietre Dure.
Secondo la presidenza della Regione la mostra è "un omaggio non formale ma sostanziale" a colui "che con la sua visione di insieme e la sua strategia di lungo respiro, ha costruito le fondamenta della Toscana moderna". "Le sezioni di questa esposizione - spiega poi il curatore - intendono mettere in luce la dimensione più propriamente politica del personaggio, dalla costruzione del mito, operata da intellettuali del calibro di Giorgio Vasari ed Egnazio Danti, al momento cruciale dell'incoronazione a granduca".
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