A Firenze si scatena la battaglia in Consiglio Comunale sul tema relativo all'attività ricettiva degli studentati. A dicembre, la marcia indietro: i 60 giorni sono stati reinseriti, ma col fondamentale distinguo che possono essere distribuiti su tutto l’anno e non solo concentrati tra luglio e agosto.
«Altro che rispettare il mandato referendario — aveva tuonato a dicembre Massimo Torelli, portavoce del comitato Salviamo Firenze — Il Comune riapre la possibilità agli Student Hotel di fare turistico-ricettivo prevedendo nuove eccezioni». Ora è Francesco Bechi, presidente di Federalberghi Firenze, a tornare alla carica: «Riteniamo impossibile che si possa verificare il rispetto dei 60 giorni se vengono distribuiti su tutto l’anno, ed è lo stesso Comune ad ammettere che non ha abbastanza personale per fare i controlli — dice Bechi — Non solo, chiediamo anche che gli ospiti degli studentati facciano una dichiarazione su quale corso frequentano, in modo che sia verificabile anche a posteriori».
In Consiglio comunale, il refrain è «daremo battaglia». Lo dice Cecilia Del Re, che ha due consiglieri dalla sua parte e che ha diffuso un video sui social in cui parla di «ambiguità tra studentato e albergo» e che punta l’indice contro Nardella «per non aver mai voluto incontrare i promotori del referendum». Lo dicono M5S e Sinistra Progetto Comune, che vanno oltre e chiedono l’abrogazione totale della finestra di 60 giorni: «Ne chiederemo la cancellazione», dice Roberto De Blasi, mentre Dmitrij Palagi ironizza sulle marce indietro di Nardella e cita Venditti: «Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano».
Se dalla giunta arriva un no comment, dal Pd invece difendono la norma e spiegano che, con la delibera di dicembre, non solo si impone a tutti gli studentati privati (non quello di viale Belfiore, che malgrado il nome di Student Hotel sarà solo un albergo) di concedere il 20% dei letti in convenzione al diritto allo studio, ma che chi vuole sfruttare i 60 giorni turistico ricettivi dovrà alzare la soglia al 30%. Il motivo, spiegano, è legato alle obiezioni degli stessi studentati alla norma precedente, perché d’estate restano parte delle camere occupate da studenti di università straniere. E i controlli? Dal Pd assicurano: «Miglioreranno».
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