Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato da alcune ditte produttrici di dispositivi contro il sistema del payback, introdotto nel 2015 e divenuto pienamente operativo nel 2022, secondo il quale superata una certa soglia di spesa pubblica annuale per dispositivi e farmaci le aziende produttrici devono restituire una parte del ricavato.
Come spiega La Repubblica Firenze questa mattina, si tratta di una regola che da subito ha fatto molto discutere e contro la quale le aziende si sono subito organizzate per fare ricorso.
E ieri è arrivata una prima sentenza da parte della magistratura amministrativa, anche se non è da escludere che la decisione possa essere impugnata davanti al Consiglio di Stato.
Per quanto riguarda la sanità della Toscana, tra il 2015 e il 2018 la Regione ha iscritto nei vari bilanci approvati circa 390 milioni di euro, dei quali ne sono stati corrisposti 200 da parte del Governo, mentre il resto dovrebbe essere coperto dalle aziende private.
Per il periodo 2019-2022, invece, il conto fatto dalla Regione ammonta a circa cinquecento milioni di euro, una cifra molto alta che potrebbe certamente aiutare a chiudere i buchi del bilancio sanitario, messo in crisi dalla pandemia e dall’aumento dei costi e coperto con l’aumento dell’Irpef.
Tuttavia, se all’inizio il Governo era intervenuto per coprire, almeno parzialmente, la spesa che le aziende avrebbero dovuto sostenere con il meccanismo del payback, adesso, con la pronuncia del Tar del Lazio, spiega Repubblica, la situazione potrebbe cambiare, con Roma che non sembra molto intenzionata a investire nuove risorse.
Cosicché tutto il peso del payback potrebbe a questo punto ricadere sulle aziende, con tutte le ripercussioni che potrebbero derivarne: l’allarme è stato lanciato già ieri dalla presidente nazionale di Fifo Confcommercio Sveva Belviso, che ha avvertito che senza interventi immediati da parte del Governo le aziende produttrici potrebbero essere costrette a valutare l’interruzione delle forniture di dispositivi medici agli ospedali. Con tutte le ovvie, e gravissime, conseguenze del caso.
Come spiega La Repubblica Firenze questa mattina, si tratta di una regola che da subito ha fatto molto discutere e contro la quale le aziende si sono subito organizzate per fare ricorso.
E ieri è arrivata una prima sentenza da parte della magistratura amministrativa, anche se non è da escludere che la decisione possa essere impugnata davanti al Consiglio di Stato.
Per quanto riguarda la sanità della Toscana, tra il 2015 e il 2018 la Regione ha iscritto nei vari bilanci approvati circa 390 milioni di euro, dei quali ne sono stati corrisposti 200 da parte del Governo, mentre il resto dovrebbe essere coperto dalle aziende private.
Per il periodo 2019-2022, invece, il conto fatto dalla Regione ammonta a circa cinquecento milioni di euro, una cifra molto alta che potrebbe certamente aiutare a chiudere i buchi del bilancio sanitario, messo in crisi dalla pandemia e dall’aumento dei costi e coperto con l’aumento dell’Irpef.
Tuttavia, se all’inizio il Governo era intervenuto per coprire, almeno parzialmente, la spesa che le aziende avrebbero dovuto sostenere con il meccanismo del payback, adesso, con la pronuncia del Tar del Lazio, spiega Repubblica, la situazione potrebbe cambiare, con Roma che non sembra molto intenzionata a investire nuove risorse.
Cosicché tutto il peso del payback potrebbe a questo punto ricadere sulle aziende, con tutte le ripercussioni che potrebbero derivarne: l’allarme è stato lanciato già ieri dalla presidente nazionale di Fifo Confcommercio Sveva Belviso, che ha avvertito che senza interventi immediati da parte del Governo le aziende produttrici potrebbero essere costrette a valutare l’interruzione delle forniture di dispositivi medici agli ospedali. Con tutte le ovvie, e gravissime, conseguenze del caso.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies














