Un nuovo sistema di welfare che metta al centro la cooperazione fra enti e istituzioni fra le richieste delle associaizoni

Ricreare un assessorato unico Socio Sanitario, realizzare un welfare su misura per offrire servizi mirati alle singole esigenze e non interventi standardizzati, puntare sulla co-programmazione tra Terzo Settore e Istituzioni, tracciare un bilancio delle Società della Salute a 20 anni dalla loro istituzione. 

Sono le principali proposte del “Manifesto per una riforma del welfare toscano” lanciato da Confcooperative Federsolidarietà Toscana e Confcooperative Sanità Toscana in vista delleelezioni regionali del 12-13 ottobre.

“Negli ultimi 25 anni la Toscana, in linea con il resto del Paese, è stata attraversata da una trasformazione demografica profonda e strutturale: calo demografico, sgretolamento delle reti familiari e diminuzione delle risorse – spiegano Giacomo Billi,presidente di Federsolidarietà Toscana e Anna Batini, coordinatrice di Confcooperative Sanità Toscana –. In Toscana gli over 65 sono il 26,7% della popolazione e il tasso di natalità è tra i più bassi d’Italia (5,7 nati per 1.000 abitanti nel 2024). Ci sono 100 giovani per 242 anziani e nel 2035 saranno 100 per 318. Il 14% degli anziani toscani è socialmente isolato”. 

“La Toscana – proseguono Billi e Batini – si trova oggi di fronte alla sfida di ripensare il welfare in chiave più integrata, territoriale e personalizzata, per rispondere ad una società che si trasforma, ad una popolazione più anziana, più sola e più plurale, al lavoro che cambia. Serve un cambiamento di paradigma che richiede al Terzo settore e al mondo della cooperazione sociale un ruolo da protagonista che vada oltre la mera gestione dei servizi e si spinga fino alla co-programmazione delle politiche pubbliche”.

Co-programmazione
“La nostra proposta di riforma del welfare toscano – dicono Federsolidarietà e Confcooperative Sanità Toscana – si fonda sulla piena e autentica attuazione del principio di sussidiarietà che oggi deve attuarsi in una co-programmazione delle politiche pubbliche e degli strumenti di pianificazione”.

“La nostra proposta di riforma del welfare toscano – dicono Federsolidarietà e Confcooperative Sanità Toscana – si fonda sulla piena e autentica attuazione del principio di sussidiarietà che oggi deve attuarsi in una co-programmazione delle politiche pubbliche e degli strumenti di pianificazione”.

Le proposte in questo ambito sono la coprogrammazione fra mondo privato e pubbliche amministrazioni, e intevrenire prioritariamente su giovani, non autosufficienza e inclusione sociale.

Welfare su misura
“E' necessaria un'integrazione delle politiche di welfare – si legge nel manifesto di Federsolidarietà e Confcooperative Sanità Toscana - perché i bisogni delle persone, soprattutto quelle fragili, sono complessi, continuativi e intrecciati tra dimensione educativa, lavorativa, sanitaria e sociale: quello che serve è un approccio innovativo che punti a personalizzare le misure di assistenza in base ai bisogni specifici di ogni persona”.

Le associazioni propongono un unico assessorato socio sanitario, un bilancio dei vent’anni della Società della Salute, il punto Unico Accesso (PUA): un solo accesso per dare voce ai bisogni delle persone, nuove soluzioni intermedie di cura e assistenza per gli anziani, nuovi investimenti sull’abitare sociale e creare un’unica piattaforma digitale dei dati dei bisogni della popolazione.

Lavoro
“La cooperazione sociale è per vocazione e per natura uno strumento di inclusione lavorativa e sociale: l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate – continua il manifesto – arricchisce le comunità locali, aumenta la sicurezza e la coesione sociale, incrementa la qualità della vita e genera un vero e significativo risparmio di risorse pubbliche”.
In questo caso le proposte sono gare d’appalto riservate alle cooperative di tipo B e creare connessioni tra imprese profit e cooperative di tipo B per l’inserimento di disabili.

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