Maria Antonietta Gulino, presidente dell’ordine degli Psicologi della Toscana e del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, ha commentato con franchezza i dati diffusi nell’ultimo rapporto Espad Italia 2024 (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs), coordinato dall’Istituto di fisiologia clinica del Cnr, dal quale emerge che in Toscana crescono i segnali di disagio psicologico fra gli adolescenti.
Oltre il 12% degli studenti toscani ha fatto uso di psicofarmaci senza prescrizione medica nell’ultimo anno, e quasi il 7% nell’ultimo mese, tra le percentuali più alte del Paese.
“Dietro l’uso di farmaci, alcol e del digitale , c’è spesso una dipendenza che nasconde un dolore apparentemente invisibile e silenzioso che non trova ascolto. Questi numeri confermano quello che vediamo quotidianamente nei servizi pubblici e nei nostri studi privati – aggiunge la presidente –. Il disagio emotivo adolescenziale non è un’emergenza passeggera, ma un fenomeno strutturale”.
Allarmante è il consumo di farmaci. Secondo i dati diffusi dal report, il 2,3% degli studenti dichiara di fare consumo regolare di farmaci per dormire o controllare l’umore, un dato doppio rispetto a quanto registrato nel Sud Italia.
“Non si tratta solo di devianza – prosegue la presidente – ma di solitudine, pressioni sociali, isolamento, paura di fallire. La risposta deve essere sistemica: investire nella salute mentale dei giovani oggi significa costruire la salute collettiva di domani”.
A questi segnali si affiancano altre forme di vulnerabilità. La Toscana, secondo il rapporto, supera la media nazionale per binge drinking, con quasi un terzo dei giovani (30,9%) che riferisce di aver bevuto quantità elevate di alcol in una sola occasione nell’ultimo mese. E anche l’uso problematico di Internet, pur non dettagliato a livello regionale, conferma un trend preoccupante: il 13% dei ragazzi italiani presenta comportamenti compatibili con una dipendenza digitale, caratterizzata da isolamento, insonnia e irritabilità.
“C'è urgenza di una rete stabile tra scuola, famiglia e servizi territoriali. Le scuole devono tornare a essere luoghi di prevenzione psicologica e non solo di didattica. Servono sportelli d’ascolto permanenti con un coinvolgimento orario soddisfacente degli psicologi scolastici e un coordinamento costante con le famiglie e con i servizi pubblici per intercettare i segnali precoci di disagio” conclude Gulino.
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