Il cantante di Montevarchi torna sul palco in una veste acustica e minimale, il formato unplugged, perfetto per esaltare l’intensità della sua voce. Un concerto intimo e raffinato, con una band d’eccezione. Simone Papi alla direzione musicale, arrangiamenti e pianoforte, Riccardo Galardini alle chitarre, Fabrizio Morganti alla batteria, Stefano Allegra al contrabbasso, Luca Ravagni al sax, Marzio Benelli ingegnere del suono e coordinatore. Sarà anche l’occasione per rivivere i successi degli anni Ottanta di Stefano Sani, ma soprattutto per scoprire la maturità artistica di un interprete che continua a emozionare.
Manca poco all’evento. Come vanno le prove?
“Come tutti i musicisti sanno, il momento delle prove è magico perché, oltre a verificare l’affiatamento tra di noi, si vedono sbocciare i brani che, man mano che vengono provati, acquistano una vitalità che si discosta da quella immaginata. Percepire che un brano cresce e diventa maturo e personale, è motivo di grande soddisfazione per un musicista, perché palesa la sua creatività. Gli straordinari musicisti con cui sto lavorando stanno vestendo le canzoni con un abito nuovo, con la guida di Simone Papi, che li rende quasi ‘inediti’ e allo stesso tempo affascinanti. Mi sento un privilegiato e non vedo l’ora di avere la prova del pubblico. Questa sarà la data zero di un progetto al quale teniamo molto”.
Quale scaletta il 31 ottobre?
“Abbiamo scelto un repertorio di 18 brani che spaziano dal pop al jazz, con piccole incursioni nella canzone napoletana classica e nella samba sudamericana. Tutto è suonato in acustico, cioè senza l’uso di sequenze o effettistica tipica del pop e del rock. E questo è il bello, perché ciò che verrà fuori sarà frutto della nostra esecuzione contingente. I miei compagni di viaggio sono incredibilmente preparati e ‘vestono’ i brani di un’allure particolare che conferisce loro una luce diversa. Questa piacevolezza acustica fa sì che anche io, provando, mi immerga nel mood e trovi soluzioni melodiche alle quali non avevo pensato prima, proprio in forza della piacevole necessità dell’improvvisazione. Canterò in un modo diverso i miei quattro brani più famosi ovvero Lisa, Complimenti, Delicatamente due e Notte amarena. Tra le cover, Tre settimane da raccontare, E la chiamano estate, Quando l’amore se ne va, Moody’s mood”.
Ci sarà anche un inedito?
“Per la prima volta canterò la mia Radici (23) a cui daremo una lettura diversa rispetto a quella del disco che uscirà a breve. Questo brano nasce dal fatto che Gianni Salamone ha letto il mio libro Sulla giostra della vita (Felici Editore) e il giorno dopo ha buttato giù questo pezzo che ha colto in pieno dei momenti del libro molto importanti. Mi emoziono nel cantarlo, è la mia vita”.
Perché proprio al Teatro Manzoni?
“Ho girato il video di Radici (23) anche lì, con attori i miei nipoti Leandro e Lucrezia, e la mia mamma Graziella. Tra dieci giorni sarà pronto. Al Teatro Manzoni c’è il pianoforte a coda e da lì nasce l’idea di questo concerto tutto acustico. Nell’intimità di questo piccolo teatro, che ha solo 120 posti, spero che la ‘malattia’ per la musica che ci ha ‘imprigionato’ possa contagiare anche chi verrà in un reciproco scambio di emozioni. La motivazione è tanta. Penso ai fan che mi seguono dopo tanti anni, si spostano da ogni parte d’Italia, per me è motivo di orgoglio, se sono lì ho il dovere di accontentarli”.
Altri progetti?
“Intanto il concerto di venerdì verrà filmato e registrato. Poi nel 2026 uscirà un altro nuovo brano che sarà la sigla delle manifestazioni dedicate al Collodi nel centenario della nascita”.
Prenotazioni biglietti: prenotazioni@lamacchinadelsuono.it
Manca poco all’evento. Come vanno le prove?
“Come tutti i musicisti sanno, il momento delle prove è magico perché, oltre a verificare l’affiatamento tra di noi, si vedono sbocciare i brani che, man mano che vengono provati, acquistano una vitalità che si discosta da quella immaginata. Percepire che un brano cresce e diventa maturo e personale, è motivo di grande soddisfazione per un musicista, perché palesa la sua creatività. Gli straordinari musicisti con cui sto lavorando stanno vestendo le canzoni con un abito nuovo, con la guida di Simone Papi, che li rende quasi ‘inediti’ e allo stesso tempo affascinanti. Mi sento un privilegiato e non vedo l’ora di avere la prova del pubblico. Questa sarà la data zero di un progetto al quale teniamo molto”.
Quale scaletta il 31 ottobre?
“Abbiamo scelto un repertorio di 18 brani che spaziano dal pop al jazz, con piccole incursioni nella canzone napoletana classica e nella samba sudamericana. Tutto è suonato in acustico, cioè senza l’uso di sequenze o effettistica tipica del pop e del rock. E questo è il bello, perché ciò che verrà fuori sarà frutto della nostra esecuzione contingente. I miei compagni di viaggio sono incredibilmente preparati e ‘vestono’ i brani di un’allure particolare che conferisce loro una luce diversa. Questa piacevolezza acustica fa sì che anche io, provando, mi immerga nel mood e trovi soluzioni melodiche alle quali non avevo pensato prima, proprio in forza della piacevole necessità dell’improvvisazione. Canterò in un modo diverso i miei quattro brani più famosi ovvero Lisa, Complimenti, Delicatamente due e Notte amarena. Tra le cover, Tre settimane da raccontare, E la chiamano estate, Quando l’amore se ne va, Moody’s mood”.
Ci sarà anche un inedito?
“Per la prima volta canterò la mia Radici (23) a cui daremo una lettura diversa rispetto a quella del disco che uscirà a breve. Questo brano nasce dal fatto che Gianni Salamone ha letto il mio libro Sulla giostra della vita (Felici Editore) e il giorno dopo ha buttato giù questo pezzo che ha colto in pieno dei momenti del libro molto importanti. Mi emoziono nel cantarlo, è la mia vita”.
Perché proprio al Teatro Manzoni?
“Ho girato il video di Radici (23) anche lì, con attori i miei nipoti Leandro e Lucrezia, e la mia mamma Graziella. Tra dieci giorni sarà pronto. Al Teatro Manzoni c’è il pianoforte a coda e da lì nasce l’idea di questo concerto tutto acustico. Nell’intimità di questo piccolo teatro, che ha solo 120 posti, spero che la ‘malattia’ per la musica che ci ha ‘imprigionato’ possa contagiare anche chi verrà in un reciproco scambio di emozioni. La motivazione è tanta. Penso ai fan che mi seguono dopo tanti anni, si spostano da ogni parte d’Italia, per me è motivo di orgoglio, se sono lì ho il dovere di accontentarli”.
Altri progetti?
“Intanto il concerto di venerdì verrà filmato e registrato. Poi nel 2026 uscirà un altro nuovo brano che sarà la sigla delle manifestazioni dedicate al Collodi nel centenario della nascita”.
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