Due volte al mese i volontari della SuperAMIci in corsia porteranno gioia e spensieratezza ai piccoli pazienti

È stato presentato sabato 25 ottobre il progetto di accoglienza per i bambini del reparto e degli ambulatori di Pediatria dell’ospedale Santo Stefano di Prato, per rendere più serena e positiva l’esperienza dei piccoli pazienti e delle loro famiglie all’interno della struttura ospedaliera.

L’iniziativa, organizzata dalla Fondazione AMI Prato, in sinergia con l’equipe della pediatria dell'ospedale, ha coinvolto un gruppo di giovani volontari (SuperAMIci in corsia) che, con entusiasmo e generosità, porteranno un tocco di magia tra le corsie e negli ambulatori pediatrici. Le visite si svolgeranno il sabato, due volte al mese.

Per festeggiare il lancio del progetto, Biancaneve, Alice nel Paese delle meraviglie, Belle, Cenerentola e altri amati personaggi dell’universo Disney e dei supereroi hanno fatto visita al reparto, regalando sorrisi e momenti di spensieratezza ai bambini. I costumi sono stati realizzati tutti a mano grazie alla sapiente arte della volontaria Roberta Capecchi.

“Questo progetto, realizzato grazie al prezioso supporto della Fondazione AMI, rientra nell’ambito dell’umanizzazione delle cure - dichiara la direttrice sanitaria del presidio ospedaliero, Maria Teresa Mechi - È fondamentale riuscire a trasformare un’esperienza delicata come quella della permanenza in ospedale, in un momento di gioco e spensieratezza. L’accoglienza e l’attenzione ai più piccoli rappresentano un valore essenziale per rendere l’ambiente ospedaliero più umano e vicino ai bisogni dei bambini e delle loro famiglie”.

Il presidente della Fondazione AMI Prato, Claudio Sarti, sottolinea: “La nostra realtà, che sostiene i servizi rivolti ai bambini e alla salute e al benessere della famiglia, si arricchisce di un gruppo di giovani impegnato in questo progetto di accoglienza. Ancora una volta, la collaborazione tra la Fondazione AMI e l’ospedale Santo Stefano dimostra come la solidarietà e l’attenzione alle persone possano trasformare la cura in un’esperienza di umanità, accoglienza e speranza”.

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