Gregory (Acto Italia): 'Ogni anno 5mila nuove diagnosi in Italia'

“Ogni anno in Italia si registrano oltre 5mila nuove diagnosi di tumore ovarico. Intervenire nel modo corretto fin dal momento della diagnosi è fondamentale, perché questo può incidere in maniera decisiva sulla prognosi”. Lo ha detto la vicepresidente di Acto Italia (Alleanza contro il tumore ovarico), Silvia Gregory, intervenendo a “Donne Protagoniste in Sanità”.

“Il tumore ovarico – ha spiegato Gregory - è una patologia che rappresenta ancora oggi una sfida complessa per la salute delle donne. Negli ultimi anni sono stati compiuti passi avanti significativi per quanto concerne le terapie, i test genetici e la creazione di centri specializzati, ma ancora non basta”. 

Gregory ha presentato il lavoro di Acto Italia, nata 15 anni fa come prima associazione nazionale dedicata al tumore ovarico e oggi punto di riferimento anche per le pazienti affette da altri tumori ginecologici. Attraverso il sito, le donne possono trovare informazioni su diagnosi, prognosi e terapie, ma anche partecipare a webinar con esperti e a momenti di confronto sulla qualità della vita durante e dopo i trattamenti. Acto promuove così una vera community, in grado di offrire ascolto, condivisione e conforto in un percorso che spesso è lungo e complesso, con più cicli terapeutici e con recidive frequenti.

“Nel 2024 – ha ricordato la vicepresidente - sono state registrate 5.423 nuove diagnosi in Italia, con un’incidenza pari a 12 casi ogni 100.000 donne/anno: l’80% delle diagnosi avviene in fase avanzata e il 10-15% è legato a mutazioni Brca1 e Brca2. In tutto questo, è stato constatato come l’obesità possa rappresentare un nuovo fattore di rischio. Nonostante la prognosi resti impegnativa (la sopravvivenza a 5 anni è del 43%), le nuove terapie hanno migliorato significativamente le prospettive. In particolare, i Parp inibitori si sono dimostrati efficaci nelle donne con mutazioni Brca e Hrd”.

“A livello globale – ha concluso Gregory - la World Cancer Association ha previsto un aumento dei casi entro il 2050, soprattutto nei Paesi a basso reddito, con un conseguente incremento della mortalità. In Europa, invece, l’incidenza dovrebbe rimanere stabile all’8,8%”.


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