Questo pomeriggio, Roberto Vecchioni, nella fantastica location del Parco Mediceo di Pratolino, ha incontrato la stampa per parlare della tappa che lo vedrà in concerto proprio al Parco Mediceo di Pratolino il prossimo 18 luglio, con il suo “Infinito Tour”, un grande spettacolo di canti, immagini e monologhi. Nell’occasione, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha consegnato al cantautore il Pegaso d’Oro, massimo riconoscimento dell’Istituzione: “Un premio che per me ha un valore straordinario – ha detto Roberto Vecchioni – un premio che per me vale quasi quanto il Nobel. Il Pegaso è un simbolo,la vittoria alata, l’andare in cielo, il muoversi tra le stelle, l’essere oltre le piccole cose di questa terra, e poi ha tutta la Toscana dentro, quindi l’amore per questa regione, per tutto quello che mi ha dato e ho tentato di darle, quindi posso dire solo grazie”.
Lei e la Toscana, un rapporto che nasce da lontano e che è presente anche nelle parole di Una notte, un viaggiatore.
“Non parlava proprio della Toscana, parlava di due giornate, una bella e una brutta, passate a Firenze. Un amore infranto, un’angoscia che ti prende, la voglia di scappare e tutto il resto. Ma la Toscana mi è nel cuore per tanti altri motivi, non solo per le canzoni. Per tutto: per chi ha dipinto in Toscana, per chi ha scritto in Toscana… in una parola, posso dire che sono onorato di ricevere questo premio. Ci sono tanti premi in Italia, ma questo è un premio che sia adatta al mio modo di essere, al mio carattere, che a volte è schivo e a volte è esageratamente pieno di parole, di gesti, di azioni, di voglia di vivere. E la Toscana ha l’una e le altre cose. Se sono arrivato a 80 in buona saluta, c’è anche un grande merito del piacere e del gusto dell’amore di vedere l’Italia, questo paese immenso, meraviglioso che in ogni cosa ti soddisfa e ti fa sentire un po’ sopra le altre Nazioni. E la Toscana è il cuore dell’Italia. Il cuore di questa forza che dà forza. La Toscana è tutto: è città, è campagna, è vita, è cielo, sole, luce, donne, uomini, pianura, è storia. Tantissima storia! Pochissime regioni hanno una storia così immensa nel Medioevo e nel Rinascimento quanto Firenze e quanto la Toscana. Quindi qui mi trovo a casa”.
Cosa si aspetta dal concerto del prossimo 18 luglio, qui, nel Parco della Villa Medicea?
“Mi aspetto di fare il più bel concerto degli ultimi dieci anni. Lo voglio fare. Sarà lunghissimo, la gente dovrà annoiarsi, stufarsi e andarsene, perché io non mollo. Vedremo un po’ chi resiste, se io o gli altri… Qui ho molte nostalgie. Io ho cominciato in Toscana, negli anni Settanta ho cantato ovunque in Toscana e allora cantavo altre canzoni, molte sconosciute, le conoscono soltanto quelle dieci-ventimila persone che mi stanno seguendo da allora. E quelle canzoni le farò tutte. Rifarò le vecchie, vecchie canzoni, quelle degli anni Settanta e poi naturalmente andrò avanti con quelle degli anni Novanta, Duemila e tutto quanto. E chi resiste, resiste. Chi non resiste, vada ad un altro concerto – scherza – perché il mio è questo. Comunque, ripeto, sarà un lungo spettacolo. Questa soddisfazione, in Toscana, me la devo prendere. In un posto così, con il frescolino della sera, con tutta la gente davanti, con poche luci, recuperare una vita mia, nostra… non può durare poco. Voglio che la gente torni a casa all’alba piena di meraviglie dentro. Voglio che quella serata sarà indimenticabile”.
Approfondisce il tema di quanto è ancora importante la poesia per i giovani…
“L’argomento è complicatissimo, perché ci sono giovani e giovani. Però hanno bisogno di poesia. Hanno bisogno di questo altro vedere il mondo, di poterlo vedere come se lo immaginano, come lo sperano, come lo desiderano, come lo vogliono. Un po’ anche per dar forza agli altri e mettersi insieme, perché è importante, non si può stare da soli. Bisogna mettersi insieme e fare. Fare. Fare. Parlare tanto, ma fare significa altro. Fare azioni. Fare manifestazioni. Essere in piazza. Cantare alla vita. Dire le cose. Perché i vecchi diventano sempre più vecchi e sempre più c… e i giovani, invece, no. Molti giovani di oggi sanno cosa vorrebbero, cosa desiderano, non possono avere tutto, ma almeno una parte sì, perché è giusto”.
In una recente intervista ha dichiarato che neanche ai tempi di Samarcanda vedeva nei suoi confronti tutto questo affetto e tanto amore. Perché secondo lei?
“Perché ho avuto un’idea folgorante – che non ho avuto solo io – quella di rischiare di andare a Sanremo con una canzone quasi sconosciuta. Racconto un aneddoto: una signora, l’altro giorno, mi ha fermato per strada e mi ha detto: “Vecchio, lo sa che è bella quella sua nuova canzone che ha cantato a Sanremo”. Io le ho risposto: “Guardi che ha 25 anni…”. E lei ha detto: “Lei è molto gentile, ne ho 45…”. È finita così. Tornando al mio discorso… io sapevo che Sogna ragazzo sogna era una canzone totale, totale e di speranza per tutto il mondo, giovani, non giovani, tutti quanti, ma non aveva mai avuto quel greef, quel colpo che poteva meritarsi. E quando è arrivato Alfa, ragazzo straordinario, dolcissimo, bravo, praticamente ha sfondato una porta aperta. Gli ho detto sì, andiamo, dobbiamo emozionarci come due bambini. Dobbiamo raccontare alla gente che la vita è ancora questa. Io ti do il là, tu continui con il parlato, e vedrai che sarà un passaggio di consegne, di idee, di termini da un vecchio a un giovane e vedrai che faremo un colpo. E infatti così è stato. Da lì non mi sono più fermato, tanto che ho tanti concerti in programma”.
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