Cresce la povertà in Toscana e con essa le richieste di aiuto ai centri Caritas. Nel 2024, le persone che si sono rivolte per la prima volta ai centri di ascolto hanno raggiunto quota 29.297, il valore più alto dal 2007, con un aumento del 3,9% rispetto all’anno precedente.
Secondo il rapporto A mani vuote 2025 di Caritas Toscana e TosCaritas, oltre la metà delle persone che chiedono aiuto (54,9%) sono donne, spesso impiegate con contratti precari. La fascia d’età più rappresentata è quella tra i 25 e i 54 anni, con una quota significativa di over 65 (16%). Il bisogno più diffuso è di tipo economico-finanziario (74,2%), seguito da problematiche legate al lavoro (21,8%), salute (9,6%) e abitazione (9,1%).
Molti di coloro che si rivolgono alla Caritas percepiscono un reddito insufficiente o una pensione minima, e circa il 15% è occupato, a dimostrazione di come la fragilità economica colpisca anche chi ha un lavoro. Crescono inoltre i pensionati poveri, con redditi inferiori alle soglie ISTAT necessarie per evitare la povertà assoluta.
"Spesso dietro la povertà economica c’è anche una povertà culturale – commenta monsignor Mario Vaccari, vescovo di Massa Carrara –. Il nostro compito è accompagnare le persone e capire dove nascono i bisogni, per aiutarle a uscire dalla soglia della povertà".
L’assessora regionale alle politiche sociali Serena Spinelli sottolinea l’importanza di percorsi strutturati di presa in carico: "Solo così possiamo mettere insieme risorse e opportunità e creare una rete efficace. Un dato preoccupante è la povertà educativa, spesso legata all’abbandono scolastico: rischiamo di avere una generazione povera".
Il rapporto evidenzia anche come la povertà vari significativamente tra le diocesi: si raggiunge il 48% a Lucca e il 50% nella diocesi di Fiesole. Inoltre, tra i lavoratori poveri, le donne risultano particolarmente colpite (43% contro 24% degli uomini).
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