Novità sul fronte della comunità penale per minori a Firenze che non
assolve ai propri doveri. A seguito dell’articolo uscito in esclusiva su
firenzedintorni.it https://www.firenzedintorni.it/it/comunit-non-ce.html
il consigliere comunale Luca Santarelli, coordinatore di Gruppo Misto-Noi
Moderati, ha posto in aula un question time all’ordine del giorno di ieri
pomeriggio 12 gennaio su quante Comunità residenziali per minori e
giovani adulti siano presenti sul territorio comunale fiorentino e la
loro tipologia (case-famiglia, comunità socioeducative, comunità a
dimensione familiare, eccetera). Quali siano e con quale cadenza vengano
fatti i controlli sulle strutture e sul loro funzionamento e quali gli
enti deputati a tale verifica. Se l’Amministrazione Comunale e l’Assessore
di riferimento fosse a conoscenza della realtà e delle condizioni di
vivibilità emerse nella struttura indicata, se vi abbia mai fatto visita,
nonché se siano stati adottati o siano in corso di adozione eventuali
provvedimenti di verifica, monitoraggio ed intervento.
Una serie di domande per l’assessore competente a partire dall’articolo con oggetto
la comunità. L’assessore Nicola Paulesu ha risposto che “la struttura
citata nell’articolo risulta autorizzata al funzionamento e in possesso
dei requisiti ma non ha alcun rapporto convenzionale con il Comune di
Firenze, non rientra minimamente nell’ambito delle competenze del
Comune di Firenze. Non è stato di fatto instaurato alcun rapporto
convenzionale né risultano essere stati inseriti minori a carico dei
nostri servizi sociali”.
L’assessore ha poi ammesso di essere già a conoscenza della situazione, “al seguito del ricevimento di segnalazioni
in merito ai comportamenti di disturbo della collettività da parte dei
ragazzi inseriti nella comunità in questione, rapporti che ci sono giunti
sia dalla presidenza del quartiere, sia dai cittadini”.
Che cosa può fare il Comune? L’assessore ha precisato che il Comune non è competente
per questa struttura e aggiunto che ai primi di dicembre è stata inoltrata
nota al Centro di Giustizia Minorile (CGM), che è l’ente pubblico
responsabile dell’esecuzione dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria
minorile, “di attivare nei confronti della struttura le eventuali azioni
ritenute più opportune”.
Qual è stata la risposta? “A tali note è stato
fornito riscontro da parte del CGM il 15 dicembre con la quale informano
di aver provveduto a inviare alla direzione della comunità formale
richiesta di un più rigoroso controllo sui comportamenti degli ospiti
al fine di prevenire episodi analoghi, assicurando che sarebbe stata
loro cura per quanto di competenza continuare a monitorare attentamente
la gestione della struttura”. Tutte belle parole.
Davvero faranno dei controlli?
Motivi di ordine pubblico non imporrebbero un’attenzione maggiore? E
non è un motivo sufficiente verificare le condizioni di vita dei minori
lì ospitati, se sono davvero inseriti in percorsi di recupero, se hanno
idonei pasti, se vivono in un ambiente consono? Domande a cui rispondono
intanto a modo loro i ragazzi della comunità. C’è chi se ne va e viene
poi riportato in un carcere penale minorile, chi ritorna in comunità.
Quanto ai dipendenti, c’è chi aspetta lo stipendio che non arriva e chi,
come la cuoca appena assunta, ha preferito tornarsene nel proprio Paese.
Ma la cosa importante, a quanto pare, è fare finta che tutto vada bene,
che tutto sia in regola anche se non lo è, che i ragazzi escano la notte
di Capodanno rientrando la mattina anche se non potrebbero. Così va.
Che alcol ed erba girino. Che la festa continui. Nel silenzio di chi
dovrebbe intervenire.
assolve ai propri doveri. A seguito dell’articolo uscito in esclusiva su
firenzedintorni.it https://www.firenzedintorni.it/it/comunit-non-ce.html
il consigliere comunale Luca Santarelli, coordinatore di Gruppo Misto-Noi
Moderati, ha posto in aula un question time all’ordine del giorno di ieri
pomeriggio 12 gennaio su quante Comunità residenziali per minori e
giovani adulti siano presenti sul territorio comunale fiorentino e la
loro tipologia (case-famiglia, comunità socioeducative, comunità a
dimensione familiare, eccetera). Quali siano e con quale cadenza vengano
fatti i controlli sulle strutture e sul loro funzionamento e quali gli
enti deputati a tale verifica. Se l’Amministrazione Comunale e l’Assessore
di riferimento fosse a conoscenza della realtà e delle condizioni di
vivibilità emerse nella struttura indicata, se vi abbia mai fatto visita,
nonché se siano stati adottati o siano in corso di adozione eventuali
provvedimenti di verifica, monitoraggio ed intervento.
Una serie di domande per l’assessore competente a partire dall’articolo con oggetto
la comunità. L’assessore Nicola Paulesu ha risposto che “la struttura
citata nell’articolo risulta autorizzata al funzionamento e in possesso
dei requisiti ma non ha alcun rapporto convenzionale con il Comune di
Firenze, non rientra minimamente nell’ambito delle competenze del
Comune di Firenze. Non è stato di fatto instaurato alcun rapporto
convenzionale né risultano essere stati inseriti minori a carico dei
nostri servizi sociali”.
L’assessore ha poi ammesso di essere già a conoscenza della situazione, “al seguito del ricevimento di segnalazioni
in merito ai comportamenti di disturbo della collettività da parte dei
ragazzi inseriti nella comunità in questione, rapporti che ci sono giunti
sia dalla presidenza del quartiere, sia dai cittadini”.
Che cosa può fare il Comune? L’assessore ha precisato che il Comune non è competente
per questa struttura e aggiunto che ai primi di dicembre è stata inoltrata
nota al Centro di Giustizia Minorile (CGM), che è l’ente pubblico
responsabile dell’esecuzione dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria
minorile, “di attivare nei confronti della struttura le eventuali azioni
ritenute più opportune”.
Qual è stata la risposta? “A tali note è stato
fornito riscontro da parte del CGM il 15 dicembre con la quale informano
di aver provveduto a inviare alla direzione della comunità formale
richiesta di un più rigoroso controllo sui comportamenti degli ospiti
al fine di prevenire episodi analoghi, assicurando che sarebbe stata
loro cura per quanto di competenza continuare a monitorare attentamente
la gestione della struttura”. Tutte belle parole.
Davvero faranno dei controlli?
Motivi di ordine pubblico non imporrebbero un’attenzione maggiore? E
non è un motivo sufficiente verificare le condizioni di vita dei minori
lì ospitati, se sono davvero inseriti in percorsi di recupero, se hanno
idonei pasti, se vivono in un ambiente consono? Domande a cui rispondono
intanto a modo loro i ragazzi della comunità. C’è chi se ne va e viene
poi riportato in un carcere penale minorile, chi ritorna in comunità.
Quanto ai dipendenti, c’è chi aspetta lo stipendio che non arriva e chi,
come la cuoca appena assunta, ha preferito tornarsene nel proprio Paese.
Ma la cosa importante, a quanto pare, è fare finta che tutto vada bene,
che tutto sia in regola anche se non lo è, che i ragazzi escano la notte
di Capodanno rientrando la mattina anche se non potrebbero. Così va.
Che alcol ed erba girino. Che la festa continui. Nel silenzio di chi
dovrebbe intervenire.
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