Codici minori, lunghe attese e buonsenso: una mattina al Santa Maria Annunziata racconta i limiti dell’assistenza fuori orario

Febbre, tosse, dolori articolari e piccoli traumi affollano il pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Annunziata in un sabato mattina qualunque.

Situazioni apparentemente non urgenti che, soprattutto nei weekend, finiscono inevitabilmente in ospedale per la mancanza di alternative: medici di famiglia assenti, studi chiusi e incertezza su dove rivolgersi. Il pronto soccorso diventa così la scelta più immediata, pur esponendo i pazienti a lunghe attese. In teoria esiste il Pir (Pronto intervento rapido), che in fase sperimentale ha registrato migliaia di accessi e che presto entrerà a regime all’interno delle Case di Comunità, ma nel frattempo il sistema resta in affanno. Nella sala d’attesa si intrecciano storie diverse: bambini con la febbre, anziani con dolori cronici, giovani con distorsioni o sospette infezioni post-operatorie.

L’ordine di arrivo, prima del triage, genera tensioni e frustrazione, ma alla fine prevalgono l’autoregolazione e il buon senso, soprattutto quando emergono casi più gravi. Una fotografia concreta di come l’emergenza, spesso, sia anche organizzativa.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies