"Se i ragazzi le chiedono di risolvere i loro problemi è una cattiva notizia"

"Abbiamo sempre usato macchine che ci conferissero elementi strutturali per pensare, ma decidevo usando il mio sistema, il mio cervello. La macchina mi dava elementi, ma non sostituiva tutto. Adesso lo fa: adesso abbiamo di fronte la possibilità concreta di una resa cognitiva". Lo ha detto Don Luca Peyron, docente all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e membro del comitato buone pratiche dell'Istituto italiano per l'Intelligenza Artificiale applicata all'Industria AI4I, in occasione dell'evento 'Ey Coverciano 2026 - Rischiare per innovare' oggi a Firenze.
    
Ad esempio, ha osservato Peyron, "metà dei ragazzi sta male e quella metà dei ragazzi chiede a una Ai di risolvere il problema. Non è una buonissima notizia: anche perché è stato detto, e io vengo da Torino, che l'intelligenza artificiale è piemontese, falsa e cortese. L'Ai, perlomeno quella commerciale ha come obiettivo non di darti delle risposte, ma di tenerti lì, esattamente come i social media". L'Ai con questo "non sta toccando i nostri flussi di cassa - ha sottolineato -, sta toccando i nostri flussi emotivi. Sta crescendo al nostro posto una generazione senza sapere cosa sta facendo, e facendolo male".
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