"La questione è nota. Ahimè da troppi anni. L'onesta relazione del Presidente Gravina descrive l'impotenza dei protagonisti del calcio. Tutti sanno quali sono i problemi, ma nessuno delle componenti rinuncia a qualcosa per una riforma complessiva ormai ineludibile. Si va avanti anno dopo anno, mortificando i giovani selezionabili, comprando bidoni stranieri più convenienti e con meno implicazioni familiari e 'ambientali', chiedendo soldi o sgravi o spalma debiti allo Stato. Si chiedono soldi al governo di turno per andare a comprare giocatori pronti subito che consentono di arrivare in zona coppe, in quei circuiti da dove arrivano le risorse.
E così via fino al prossimo stupore dell'ennesima eliminazione dai Mondiali. Tutto ciò avviene in un contesto dove lo sport chiede soldi, ma non sopporta alcuna ingerenza dalla politica (come previsto dalle norme). In estrema e grossolana sintesi: non è una questione di un uomo, ma di un sistema autoreferenziale e iperprotettivo che si rigenera. Se non si cambiano le regole, non si cambia niente. La politica non può farlo. E che lo facciano proprio coloro che sguazzano nel sistema mi pare improbabile.
Serve un grande reset. Non basta la presa di atto del presidente Gravina, o sostituire un allenatore. Il sistema calcio è malato e non esistono quelle norme che al momento sono richieste a gran voce dagli italiani privati da troppi anni dei Mondiali. Serve un reset totale e riforme a medio termine che gli addetti ai lavori non sono stati capaci di realizzare. Serve un commissario competente, ma fuori dal sistema con poteri ampi di riforma. Solo allora lo Stato può intervenire anche con sostegni e sgravi. Cioè quando saremo sicuri che i soldi vengono spesi per vivai e giocatori selezionabili dalla nazionale. Dobbiamo smettere di comprare talenti: dobbiamo produrli in casa".
Lo dichiara il senatore di Fratelli d'Italia Paolo Marcheschi, capogruppo in Commissione Sport del Senato.
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