La sindaca richiama il dialogo tra il nonno Piero Bargellini e Giovanni Michelucci dopo l'alluvione del 1966: «Abbiamo bisogno di persone che amino la città»

Il dibattito sugli Stati generali dell'urbanistica entra nel vivo e Firenze guarda al proprio passato per immaginare il futuro. A rilanciare il confronto è la sindaca Sara Funaro, che ha accolto con favore la disponibilità della nuova presidente della Fondazione Michelucci, Maria Oliva Scaramuzzi, a mettere la storica istituzione al servizio di un dialogo aperto tra amministrazioni, professionisti, università, associazioni e cittadini.

Ma il tema assume anche un forte valore simbolico e familiare. Funaro ha infatti richiamato uno scambio epistolare del gennaio 1967 tra l'architetto Giovanni Michelucci e l'allora sindaco di Firenze, Piero Bargellini, suo nonno, pochi mesi dopo la devastante alluvione del 1966. Nelle lettere emergeva già allora la necessità di affrontare il futuro della città attraverso confronto e visione condivisa.

«Vogliamo coinvolgere tutte le realtà istituzionali, anche come Ordine e Fondazione Architetti, e la Fondazione Michelucci ha sempre avuto un ruolo importante nel dibattito», ha spiegato la sindaca. «Nel post alluvione mio nonno si rivolse a Giovanni Michelucci, una delle menti più illuminate: è arrivato il momento di rilanciare quel legame saldo che c'è tra Fondazione Michelucci, città di Firenze e amministrazione comunale».

Nella lettera dell'11 gennaio 1967 Michelucci scriveva a Bargellini esprimendogli «ammirazione e riconoscenza» per il lavoro svolto dopo l'alluvione, sottolineando come fosse riuscito a «suscitare in tutti fiducia e speranza». Tre giorni dopo arrivò la risposta del sindaco, con parole che sembrano sorprendentemente attuali: «Come tu sai la questione urbanistica è avvelenata dalla polemica. Occorrerebbe che fosse invece affrontata da uomini sereni e desiderosi soltanto, unicamente, del bene della città».

Proprio quel passaggio è stato ripreso da Funaro. «Mi ha fatto sorridere leggere il nonno che parlava di un'urbanistica "avvelenata dalla polemica", ma rilancio questo concetto in positivo», ha detto. «Il popolo fiorentino ha da sempre un forte attaccamento alla propria città. Riprendendo ciò che scrisse il nonno, abbiamo bisogno di persone che amano Firenze e che facciano parte di un dibattito illuminato».

A quasi sessant'anni di distanza, il messaggio resta lo stesso: mettere da parte le contrapposizioni sterili per costruire una visione condivisa della Firenze di domani, attraverso il contributo di tutte le energie della città. Un invito che arriva dal passato, ma che guarda dritto alle sfide del presente. Lo scrive la Nazione. 

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