Firenze deve smettere di pensarsi come una realtà chiusa entro i propri confini amministrativi e iniziare a ragionare come una grande area metropolitana. È la visione proposta da Vincenzo Di Nardo, presidente dell'associazione Firenze Domani, intervenuto nel dibattito sugli Stati generali dell'urbanistica rilanciato da padre Bernardo Gianni.
Per Di Nardo, il tema non è tanto moltiplicare i tavoli di confronto, quanto trasformare le idee in progetti concreti. «Il confronto è sempre positivo, esistono già strumenti pubblici di partecipazione e dibattito. Il punto non è organizzare un altro tavolo, ma costruire una visione condivisa e poi metterla a terra», spiega. «Noi stiamo lavorando su progetti concreti che riguardano le Cascine, l'housing sociale e la riqualificazione di spazi urbani oggi poco vissuti».
Tra le proposte avanzate c'è quella dell'«agopuntura urbanistica», ovvero piccoli interventi mirati per restituire vitalità ai quartieri. «Dove ci sono spazi vissuti, attività e presidi, c'è meno spazio per degrado e criminalità. Bisogna riportare persone e funzioni nei luoghi che oggi risultano marginali o sottoutilizzati», sottolinea.
La sfida più grande, però, riguarda il futuro stesso della città. «Firenze non può più essere pensata soltanto entro i suoi confini amministrativi. Dobbiamo immaginare una grande area urbana da circa un milione di abitanti, connessa da una rete efficiente di tramvie e da un passante ferroviario moderno», afferma Di Nardo.
Da qui l'invito a cambiare prospettiva e accelerare sulle infrastrutture strategiche. «Firenze deve avere il coraggio di rimettersi in discussione. Bisogna accelerare la realizzazione delle tramvie, completare i collegamenti ferroviari, creare nuovi poli urbani e rendere più accessibile il territorio. Solo allargando la città Firenze potrà tornare a respirare e affrontare davvero le sfide del turismo, della casa e della qualità della vita».
Una visione che punta a superare le tradizionali contrapposizioni sull'urbanistica e a immaginare una Firenze più ampia, connessa e capace di redistribuire opportunità e servizi ben oltre il centro storico. Lo scrive la Nazione.
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