Il filosofo richiama il pensiero di Kant: «Dietro ogni consegna c'è una persona, non solo un servizio»

Il filosofo ed ex docente dell'Università di Firenze Sergio Givone riflette sul rapporto tra clienti delle piattaforme di food delivery e rider, partendo da una domanda: ordinare cibo a domicilio senza interrogarsi sulle condizioni di chi lo consegna è moralmente accettabile? Per rispondere richiama il pensiero di Immanuel Kant, secondo cui ogni persona deve essere trattata «sempre anche come fine e mai soltanto come mezzo».

Secondo Givone, utilizzare un servizio non è di per sé sbagliato, ma diventa un problema quando ci si dimentica dell'umanità di chi lo svolge. Anche se il servizio viene regolarmente pagato, spiega il filosofo, il rider non può essere considerato solo uno strumento per soddisfare un bisogno, ma una persona con la stessa dignità di chi ordina.

Guardando al futuro, Givone si dice pessimista sulla capacità della società di cambiare, ricordando come neppure la pandemia abbia modificato davvero i comportamenti collettivi. Una speranza, però, arriva dai bambini, che a suo avviso riescono ancora a vedere il rider come una persona e non solo come chi porta una consegna: «Spero che l'uomo torni ad avere gli occhi di un bambino», conclude. Lo scrive la Nazione. 

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