La telefonata effettuata da Lorena Isceri al 112 dal bagagliaio dell’auto poteva essere localizzata in tempo reale soltanto attraverso l’app “Where Are U”. Il servizio, attivo anche in Toscana, consente infatti di trasmettere automaticamente alla centrale unica di emergenza la posizione dello smartphone tramite rete dati o sms. L’app permette inoltre di effettuare chiamate mute e di indicare il tipo di soccorso richiesto.
Non avendo utilizzato l’applicazione, gli operatori hanno dovuto ricostruire il percorso attraverso le celle telefoniche agganciate dal dispositivo. Un’operazione resa più difficile dal fatto che l’auto fosse in movimento e attraversasse una zona caratterizzata da montagne, gallerie e segnale intermittente. Una geolocalizzazione più precisa avrebbe potuto accelerare l’intervento, anche se non è possibile stabilire se avrebbe consentito di salvare la donna.
Intanto emergono nuovi dettagli sul piano attribuito a Federico Vella. Alle 11.26 del giorno dell’omicidio il 36enne avrebbe acquistato in un negozio di bricolage di Novoli fascette, nastro adesivo e forbici, materiali successivamente ritrovati nell’auto. Nei giorni precedenti sarebbe stato inoltre notato vicino alla casa e al garage di Lorena, circostanza che fa ipotizzare alcuni sopralluoghi preparatori.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, Vella avrebbe bloccato le fotocellule del cancello condominiale con il nastro adesivo, aggredito la donna nel garage e l’avrebbe immobilizzata nel bagagliaio del suo Suv. Durante il tragitto Lorena riuscì a chiamare il numero di emergenza e tentò disperatamente di convincerlo a fermarsi.
Le indagini, coordinate dal pm Antonio Natale, puntano a escludere eventuali responsabilità di terzi. Il fascicolo ipotizza il sequestro di persona aggravato, iniziato in via Panciatichi e terminato sul viadotto Lora dell’A1, a Barberino del Mugello. L’autopsia dovrà chiarire se Lorena fosse ancora viva al momento della caduta e stabilire con precisione le cause della morte.
Gli investigatori stanno inoltre esaminando quattro telefoni, alcune lettere e le immagini delle telecamere della zona. Lorena avrebbe avuto paura dell’ex compagno, ma non lo aveva denunciato perché, secondo quanto riferito dai familiari, non voleva danneggiarlo. Dopo la fine della relazione, Vella avrebbe iniziato a perseguitare lei e sua madre con telefonate e messaggi continui. Lo scrive la Nazione.
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