Oltre tre anni di indagini, 28mila pagine di atti e numerosi filmati non hanno consentito di raccogliere elementi sufficienti per sostenere un’accusa nei confronti di Abel e Marlon, gli zii di Kata. Nelle sessanta pagine della richiesta di archiviazione, la sostituta procuratrice Christine Von Borries ha ricostruito le piste seguite dopo la scomparsa della bambina dall’ex hotel Astor, avvenuta il 10 giugno 2023.
Gli investigatori hanno approfondito numerose ipotesi: dal personaggio soprannominato “Tello”, indicato da un’amichetta della bambina, a un possibile scambio di persona, fino alla vendetta contro la famiglia, alla pedofilia e al traffico di organi. Nessuna di queste piste avrebbe però prodotto riscontri concreti. Sono state esaminate anche le vite dei genitori e dei parenti, con accertamenti arrivati fino in Perù.
I consulenti della famiglia, la criminologa Stefania Sartorini e il biologo forense Jacopo Lotti, insieme agli avvocati Giovanni Conticelli ed Elisabetta Vinattieri, stanno ora analizzando gli atti alla ricerca di elementi da approfondire. «Escludo totalmente il coinvolgimento della criminalità organizzata, ma le persone che hanno preso Kata erano organizzate, conoscevano l’Astor e sapevano gli spostamenti della famiglia», ha dichiarato Sartorini. I genitori hanno trenta giorni dalla notifica per opporsi all’archiviazione, mentre una richiesta di riapertura delle indagini potrà essere presentata anche successivamente. Lo scrive la Nazione.
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