Sei dei nove dipendenti Eni indagati per l’esplosione avvenuta il 9 dicembre 2024 nel deposito di carburanti di Calenzano hanno chiesto di patteggiare. Nel disastro persero la vita gli autotrasportatori Vincenzo Martinelli, Carmelo Corso e Davide Baronti e gli operai della Sergen, Franco Cirelli e Gerardo Pepe. Altre 27 persone rimasero ferite.
La decisione è arrivata dopo l’incidente probatorio e la conclusione delle indagini preliminari. La Procura ha espresso parere favorevole alle richieste, sulle quali dovrà pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari.
Le pene concordate vanno dai due anni ai due anni e nove mesi di reclusione. Luigi Cullurà ha chiesto di patteggiare due anni e nove mesi, Carlo Di Perna due anni e sei mesi, Emanuela Proietti due anni e cinque mesi, Marco Bini e Andrea Strafelini due anni e tre mesi ciascuno. Per tutti è prevista la conversione della pena in lavori di pubblica utilità. Elio Ferrara ha invece presentato una richiesta di patteggiamento ordinario a due anni, con sospensione condizionale e non menzione della condanna nel casellario giudiziale.
Le accuse contestate sono, a vario titolo, quelle di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Secondo il procuratore Luca Tescaroli, le pene sarebbero congrue considerando la riduzione prevista dal rito e il risarcimento riconosciuto ai familiari delle vittime e alle altre persone danneggiate. Nel caso di Ferrara è stata valutata anche la sua posizione di persona offesa, avendo riportato gravi lesioni nell’esplosione.
Se il giudice accoglierà le richieste, il procedimento proseguirà nei confronti di Francesco Cirone, proprietario della Sergen, Enrico Cerbino, responsabile di progetto estero di Eni, e Luigi Murno, preposto della società appaltatrice. Per loro la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio.
«Auspichiamo che venga accertato quanto accaduto per rendere giustizia ai cinque lavoratori che hanno perso la vita», ha commentato il sindaco di Calenzano Giuseppe Carovani, esprimendo nuovamente vicinanza alle famiglie delle vittime e sottolineando l’importanza dei risarcimenti alle parti civili.
Nel frattempo, la Procura ha disposto il dissequestro dell’area. Il deposito non riaprirà e sarà riconvertito in un polo dedicato alle energie rinnovabili. Lo scrive la Nazione.
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