“Che cos’è la violenza?” Sarà la domanda di una bambina ad aprire il pomeriggio dedicato a Michela Noli, e forse anche la domanda più semplice da cui partire per parlare di una realtà che ancora oggi attraversa la vita di troppe donne. Nel Salone dei Cinquecento, a dieci anni dalla morte di Michela, la sua storia torna a farsi memoria condivisa attraverso le parole, la musica e le voci di tre cori, in un incontro che ha riunito istituzioni, associazioni, familiari e cittadini. Michela Noli aveva 31 anni ed era hostess di terra all’aeroporto di Firenze. Il 15 maggio 2016 fu uccisa dall’uomo dal quale si era separata da poco. La sua morte segnò profondamente la città.
Da allora, attorno al suo nome è cresciuto un percorso di memoria e sensibilizzazione che negli anni ha coinvolto la famiglia, le istituzioni, il mondo dell’associazionismo e tante realtà del territorio. Il suo nome è diventato anche parte della città: nel 2017, a poco più di un anno dalla sua morte, le è stato intitolato il giardino di via Torcicoda, nel quartiere dell’Isolotto dove Michela viveva. Dal 2018 il suo ricordo vive anche attraverso “Corri per Michela”, la manifestazione organizzata dal Gruppo Sportivo Le Torri che ogni anno unisce sport, partecipazione e sensibilizzazione sul tema della violenza contro le donne e sostiene il lavoro del Centro Antiviolenza Artemisia. Nel 2026 la manifestazione è arrivata alla sua nona edizione. E proprio attorno al nome di Michela negli anni si è costruita una rete che ha coinvolto la sua famiglia, Artemisia e Toscana Aeroporti, il luogo in cui Michela lavorava. Dal 2016 la famiglia Noli e Toscana Aeroporti collaborano con Artemisia nell’ambito del progetto “Per Michela”, nato per trasformare il ricordo in sensibilizzazione, formazione e sostegno alle donne vittime di violenza.
A dieci anni di distanza, il ricordo di Michela è diventato una voce collettiva. È questo il senso dell’iniziativa “Dieci anni per Michela – tutti in coro contro la violenza”, che nel Salone dei Cinquecento domani, sabato 19 settembre, alternerà testimonianze, video, momenti di riflessione e musica, con le esibizioni del Piccolo Coro Melograno, dei Vocal Blue Trains e del coro Femina in un dialogo moderato da Erika Pontini, caporedattrice e responsabile della redazione di Firenze de La Nazione. Tre cori, voci e generazioni diverse, unite per dare forza a un messaggio comune. La musica diventa così il filo che ha attraversato il pomeriggio, accompagnando una riflessione sulla violenza e sulla necessità di costruire relazioni fondate sul rispetto. Un racconto pensato anche per parlare alle nuove generazioni, affidato alle voci di una bambina, di una donna e di un uomo.
La performance attraverserà i temi della paura, del silenzio, della possibilità di chiedere aiuto e della responsabilità di ciascuno nel riconoscere e contrastare la violenza. Nel corso del pomeriggio interverranno anche i rappresentanti di Toscana Aeroporti e Artemisia Centro Antiviolenza, insieme alla famiglia di Michela, ai genitori Paola e Massimo, e alle realtà che negli anni hanno contribuito a mantenere viva la sua memoria.
“Michela è parte della memoria della nostra città e ricordarla significa continuare a prenderci cura della comunità di cui facciamo parte. In questi dieci anni attorno al suo nome si è costruita una rete di persone, associazioni e istituzioni che hanno scelto di trasformare il dolore in consapevolezza e impegno. Per questo voglio ringraziare i suoi genitori, Paola e Massimo, per il lavoro che portano avanti che sosteniamo. È importante continuare a farlo, soprattutto rivolgendoci alle nuove generazioni, perché il rispetto, la libertà e la capacità di riconoscere la violenza si costruiscono ogni giorno, nelle relazioni e nella comunità. Solo pochi giorni fa, durante la fiaccolata per Lorena Isceri, abbiamo visto abbracciarsi la mamma di Michela, Paola, e la mamma di Lorena, Antonia. In quell’abbraccio c’era tutto il dolore di due madri, ma anche la forza di una comunità che non vuole lasciare sole le donne e le loro famiglie. È un’immagine che dobbiamo portare con noi anche oggi: ricordare Michela significa continuare ad alzare la voce perché nessun'altra donna debba diventare una storia da ricordare”, ha detto la sindaca Sara Funaro, che interverrà in collegamento.
“In questi dieci anni il nome di Michela è diventato memoria, incontro e impegno. Grazie alla generosità e al coraggio dei suoi genitori, Paola e Massimo, tante persone, a cominciare dai più giovani, hanno potuto avvicinarsi al loro dolore e comprendere quanto sia importante costruire una cultura del rispetto e contrastare ogni forma di violenza sulle donne. Oggi, più che mai, ribadiamo che la violenza non è un fatto privato, ma una responsabilità collettiva. Così come ribadiamo il nostro impegno al loro fianco, insieme ad Artemisia, perché la violenza non è il destino di nessuna donna” ha detto l’assessora alle Pari opportunità Benedetta Albanese.
Il pomeriggio si concluderà con tutti i cori riuniti sul palco per l’ensemble finale, in un momento collettivo che riunirà le diverse voci protagoniste dell’iniziativa. E proprio alle voci sarà il messaggio finale: “La violenza non è amore. Il rispetto sì”.
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