Non ha tutti i torti il tecnico della Fiorentina Paolo Vanoli quando descrive l'Inter, il Como e il Napoli come grandi squadre o squadre forti. Lo dicono i numeri, le classifiche degli ultimi anni nel caso dei nerazzurri e dei campani e i risultati recenti (anche in Champions) dei lariani, mentre al contrario la Fiorentina continua a non riuscire a cambiare il proprio status, restando sempre né grande squadra né squadra forte.
C'è poco da fare, l'oggi è molto simile allo ieri, da intendersi come la scorsa stagione, ma anche ad altre annate che hanno visto la compagine gigliata essere più volte invischiata nella lotta per non retrocedere che in quella per le prime posizioni. E sì, ok, ha ragione Vanoli, come l'aveva Grosso, nell'appellare Inter, Como, Roma e Napoli come grandi squadre e squadre forti, per quanto si possano mettere in discussione scelte iniziali e cambi, idee tattiche, schemi, esperimenti e letture della singola partita, ma il dato di fatto che resta, ad oggi, è che la Fiorentina deve ritrovarsi ogni partita a riconoscere valori e forza altrui, ma soprattutto limiti e disastri propri.
La Fiorentina quando tornerà ad essere una squadra forte? O almeno una grande squadra, che possa meritatamente andare negli spogliatoi avendo disputato una grande partita contro una squadra forte? In fondo, anni addietro, rose teoricamente inferiori a questa o a quella dello scorso anno, avevano messo in crisi squadroni e annullato campioni. Oggi, invece, ogni domenica non resta altro da fare se non dover dare spiegazioni. Perché 'nel calcio chi vince gode, chi perde spiega'. E infatti, da queste parti, non si ricordano godurie, se non estemporanee come qualche serata di gloria con Palladino o Italiano. Poi c'è da tornare agli anni di Montella e Prandelli. Il tutto col carico dei soldi spesi ogni anno, con conseguente e legittimo innalzamento di asticelle, premesse e ambizioni che però, come negli ultimi due anni, puntualmente non sono arrivate neanche all'inizio dell'autunno.
Ed eccoci qua, a riconoscere che il Como è una grande squadra, che l'Inter è una squadra forte, che la Roma è fortissima, che il Napoli lo è altrettanto...E giovedì arriva l'Atalanta. Sperando che, a questo giro, l'antifona possa cambiare, perché di questa 'arrendevolezza', del dover sempre accettare che altrove hanno fatto grandi squadre e squadre forti, mentre qui siamo sempre punto e daccapo, anzi addirittura si va indietro, ci saremmo anche un po' scocciati.
C'è poco da fare, l'oggi è molto simile allo ieri, da intendersi come la scorsa stagione, ma anche ad altre annate che hanno visto la compagine gigliata essere più volte invischiata nella lotta per non retrocedere che in quella per le prime posizioni. E sì, ok, ha ragione Vanoli, come l'aveva Grosso, nell'appellare Inter, Como, Roma e Napoli come grandi squadre e squadre forti, per quanto si possano mettere in discussione scelte iniziali e cambi, idee tattiche, schemi, esperimenti e letture della singola partita, ma il dato di fatto che resta, ad oggi, è che la Fiorentina deve ritrovarsi ogni partita a riconoscere valori e forza altrui, ma soprattutto limiti e disastri propri.
La Fiorentina quando tornerà ad essere una squadra forte? O almeno una grande squadra, che possa meritatamente andare negli spogliatoi avendo disputato una grande partita contro una squadra forte? In fondo, anni addietro, rose teoricamente inferiori a questa o a quella dello scorso anno, avevano messo in crisi squadroni e annullato campioni. Oggi, invece, ogni domenica non resta altro da fare se non dover dare spiegazioni. Perché 'nel calcio chi vince gode, chi perde spiega'. E infatti, da queste parti, non si ricordano godurie, se non estemporanee come qualche serata di gloria con Palladino o Italiano. Poi c'è da tornare agli anni di Montella e Prandelli. Il tutto col carico dei soldi spesi ogni anno, con conseguente e legittimo innalzamento di asticelle, premesse e ambizioni che però, come negli ultimi due anni, puntualmente non sono arrivate neanche all'inizio dell'autunno.
Ed eccoci qua, a riconoscere che il Como è una grande squadra, che l'Inter è una squadra forte, che la Roma è fortissima, che il Napoli lo è altrettanto...E giovedì arriva l'Atalanta. Sperando che, a questo giro, l'antifona possa cambiare, perché di questa 'arrendevolezza', del dover sempre accettare che altrove hanno fatto grandi squadre e squadre forti, mentre qui siamo sempre punto e daccapo, anzi addirittura si va indietro, ci saremmo anche un po' scocciati.
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