Il circolo vizioso in cui è precipitata la Fiorentina sembra davvero non avere una fine, con un verdetto finale che rimane invariato sia che si analizzi il quadro generale sia che si osservi la singola partita. La sesta sconfitta incassata nelle prime otto giornate di campionato restituisce un'immagine tanto amara quanto nitida per comprendere l'andamento di una società che da oltre un anno sta giocando pericolosamente con il fuoco della lotta per non retrocedere, arrivando a collezionare la ventesima sconfitta su quarantasei partite disputate dall'inizio della stagione 2025-26. Quella che avrebbe dovuto essere l'annata della rinascita e della ricostruzione si sta scontrando con una triste continuità: nonostante la transizione tecnica dalla coppia formata da Pradè e Pioli a quella composta da Paratici e Vanoli, passata anche attraverso la parentesi di Grosso, e a dispetto di una rosa completamente rivoluzionata, i punti in classifica dopo otto turni sono soltanto quattro, identici a quelli di dodici mesi fa, mentre la differenza reti è persino peggiorata passando da meno cinque a meno dieci.
In questo scenario preoccupante si inserisce la sfida di ieri, in cui la doccia fredda dei due gol incassati nel finale rappresenta solo la punta dell'iceberg rispetto a quanto mostrato dal campo. La Fiorentina è stata ripresa e superata proprio come era già accaduto nella gara contro il Torino, venendo schiacciata dai rivali sotto ogni punto di vista statistico. L'Inter ha infatti dominato la contesa registrando un dato di gol attesi pari a 2,94 contro gli appena 0,24 dei viola, scagliando ben 33 tiri totali contro i 7 degli ospiti e arrivando a tirare dalla zona interna dell'area di rigore per 26 volte a fronte delle sole 3 occasioni gigliate. Gli undici tiri nello specchio nerazzurri contro i due avversari, uniti ai due legni colpiti da Carlos Augusto e ai 58 tocchi nell'area di rigore avversaria rispetto ai 12 degli uomini di Vanoli, completano il quadro di un monologo interista. L'unica nota di merito della serata è stata la prestazione magistrale di De Gea, capace di eguagliare il suo record in maglia viola in Serie A con nove parate complessive, un'impresa straordinaria che tuttavia non è bastata a evitare i due sigilli decisivi nel finale di gara.
Il match con l'Inter ha così certificato una lunga serie di record negativi stagionali per la Fiorentina, a partire dal già citato indice dei gol attesi per arrivare al misero 36 percento di possesso palla complessivo, precipitato ad un drammatico 27 percento nel corso della seconda frazione di gioco. A questi numeri desolanti si aggiungono i soli 265 passaggi riusciti, i 133 passaggi tentati nella metà campo offensiva e una precisione nella trequarti avversaria che si è attestata ad un modesto 66 percento, toccando alcuni dei minimi storici di questa annata.
I problemi emergono con forza anche analizzando le prestazioni dei singoli, a partire da un attacco titolare composto da Mastantuono, Pellegrino e Njie che non è stato in grado di scagliare nemmeno una conclusione verso la porta avversaria nell'arco dei novanta minuti di gioco. Al di là del tracciante vincente siglato da Jimenez, la Fiorentina si è resa pericolosa verso lo specchio soltanto attraverso la giocata del subentrato Gnonto. Il momento no degli attaccanti è confermato dal digiuno di Pellegrino, che non va a segno da quattro partite, mentre elementi come Beto, Njie e lo stesso Gnonto devono ancora trovare la loro prima marcatura in questa Serie A.
La fragilità difensiva resta un altro nodo irrisolto, con la squadra che è salita a 19 reti subite in otto incontri, senza mai riuscire a chiudere una partita di campionato con la porta inviolata e concedendo meno di due gol soltanto nella gara disputata contro il Napoli. A complicare ulteriormente la situazione c'è il misterioso rendimento di due tra le punte di diamante del mercato estivo, come Oulai, impiegato per soli 45 minuti in cinque gare sotto la gestione Vanoli, e Pedro Gonçalves, sceso in campo per appena 106 minuti complessivi, entrambi rimasti completamente inattivi nella sfida di ieri. Con le sentenze del campo che continuano a condannare la squadra, il tempo a disposizione per trovare risposte concrete e invertire la rotta si fa sempre più stretto.
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