La magistrata era stata incaricata del fascicolo di indagini preliminari nei confronti dei genitori di Renzi indagati per fatture per presunte operazioni inesistenti e poi assolti

La Corte costituzionale ha ammesso il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Tribunale di Milano dopo che il Senato aveva definito insindacabili le dichiarazioni di Matteo Renzi riportate nel suo libro 'Il mostro' e giudicate diffamatorie dalla pm di Firenze Christine Fumia von Borries.
    
La magistrata era stata incaricata del fascicolo di indagini preliminari nei confronti dei genitori di Renzi indagati per fatture per presunte operazioni inesistenti e poi assolti. Secondo la pm, nel libro si evidenzia una sua responsabilità nel non aver messo "a disposizione della difesa materiale probatorio che sancisce l'innocenza dei genitori" del senatore e, inoltre, si adombra "l'ipotesi che con tale omissione" la pm "si sia resa responsabile di un reato".

     
La pm aveva quindi avanzato una richiesta risarcitoria nei confronti dello stesso Renzi e di Mondadori, casa editrice del libro. Il Senato, il 30 luglio del 2025, approvando la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, aveva stabilito che le dichiarazioni di Renzi costituissero opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari e come tali insindacabili.

    
Per il Tribunale di Milano, investito della domanda risarcitoria, non sussisterebbe invece alcun nesso funzionale tra le dichiarazioni rese 'extra moenia' dal leader di Italia Viva e l'esercizio delle funzioni parlamentari. La deliberazione del Senato - argomenta - avrebbe quindi determinato "una illegittima interferenza del Parlamento nelle attribuzioni dell'autorità giudiziaria", con conseguente necessità di promuovere conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato.

    
La Corte costituzionale, con l'ordinanza pubblicata oggi, ha dichiarato ammissibile il ricorso promosso dal tribunale milanese nei confronti del Senato.
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