Braccio di ferro con l'Avvocatura dello Stato

Oggi presso il Tribunale di Firenze si è svolta la prima udienza relativa al ricorso presentato dalla comunità di Montelupo Fiorentino (Firenze) contro i crimini nazifascisti perpetrati sul territorio, per
ottenere ristori come previsto dall'articolo 43 del decreto legge 36/2022: il Comune, si legge in una nota, oltre a fare ricorso per la ferita comunitaria inferta dalla deportazione politica, ha informato e coordinato nel ricorso i parenti dei 23 deportati legati a Montelupo. Una nuova udienza è stata fissata
per il 7 marzo.

"La deportazione politica merita di essere letta come eccidi 
e stragi nazifasciste, sia per il numero delle vittime che per le modalità di annientamento di quelle vite", afferma Lorenzo Nesi, assessore comunale alla Memoria.

"Ma i tempi della 
giustizia civile già non immediati - sostiene il Comune - uniti a ciò che sta avvenendo nei tribunali che stanno affrontando ricorsi sul Dl 36/2022, con l'Avvocatura di Stato che si costituisce e ricorre, svolgendo ostruzione procedurale di accesso al fondo sollevando eccezioni infondate e a volte
surreali, rischiano di negare giustizia ai figli delle vittime, tutti ultraottantenni e con un'aspettativa di vita limitata".

"Continueremo a far sentire la nostra voce finché non 
otterremo le risposte che chiediamo", ha dichiarato anche il sindaco di Barberino Tavarnelle (Firenze) David Baroncelli, che coordina oltre venti comuni teatro di stragi e deportazioni nazifasciste. "La memoria è più forte di qualsiasi gesto - ha
aggiunto - anche di coloro che in questi giorni hanno alzato le braccia: la memoria arriva più in alto di qualsiasi azione tenti di offenderla e sporcarla".
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