Lo storico e saggista, professor Alessandro Barbero, ha ricevuto il diploma 'Honoris Causa' della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell'Archivio di Stato di Firenze.
Il riconoscimento è stato dato perché Barbero, si legge nella motivazione, "ha saputo utilizzare con efficacia tutte le risorse comunicative disponibili oggi, associate ad un linguaggio chiaro e piano ma mai banale che, pur senza mai dimenticare l'analisi delle fonti storiche, è riuscito ad avvicinare il più vasto pubblico a questioni storiografiche anche molto complesse, suscitando in particolare nei giovani un vivo interesse per la storia e le sue fonti".
"Ricevere questo diploma per me significa uno dei punti d'arrivo di una vita che io ho passato in luoghi come questo - ha detto Barbero a margine -. Per chiunque faccia il mio mestiere, lo storico, e specialmente per chi ha la mia specializzazione le giornate più belle di una vita sono quelle che passa in archivio. Quando dico 'Vado in archivio, mi divertirò da matti', vedo uno sguardo scettico negli occhi dei miei interlocutori. Per chi fa il mio mestiere passare una giornata in archivio è invece una delle cose più emozionanti del mondo. Questo riconoscimento è il coronamento di una vita".
"Sono lieto di aver contribuito a diffondere la conoscenza del patrimonio archivistico come base scientifica di quello straordinario scenario che è la storia", ha aggiunto Barbero.
"Questo riconoscimento - ha commentato il direttore generale Archivi, Antonio Tarasco - non solo celebra lo straordinario contributo del professor Barbero alla ricerca storica e alla divulgazione, ma evidenzia anche l'importanza cruciale della formazione archivistica e della valorizzazione del nostro patrimonio documentario che avviene attraverso le 17 Scuole di Archivistica, Paleografia e Diplomatica istituite presso gli Archivi di Stato".
La direttrice dell'Archivio di Stato, Paola d'Orsi, ha sottolineato che "l'impegno di Barbero per una divulgazione storica di qualità ha attivato un importante impatto cognitivo nei confronti di nuovi e diversi pubblici, contribuendo a incrementare l'accessibilità delle fonti archivistiche, a partire da quelle conservate all'Archivio di Stato di Firenze".
La battaglia di Montaperti, che fu combattuta a pochi chilometri a sud-est di Siena, il 4 settembre 1260, "è una storia molto italiana di campanili, non c'è solo in Toscana che gli italiani hanno questa caratteristica di odiarsi tra di loro. La cosa meravigliosa è che questo ci rende italiani. Significa appartenere a una città, una regione, con una fortissima identità. La battaglia di Montaperti è una bellissima sfida per uno storico" ha dichiarato Barbero parlando della famosa battaglia tra fiorentini e senesi.
Per l'occasione è stato esposto il cosiddetto 'Libro di Montaperti', ovvero ciò che rimane dell'archivio dell'esercito fiorentino, catturato sul campo dai senesi, portato in città, e lì conservato a perenne ricordo della loro vittoria, ma che nel 1556, dopo la conquista di Siena da parte di Cosimo I, il duca fece riportare a Firenze dove da allora è custodito.
"Quello che posso fare oggi - ha aggiunto Barbero a margine - non è raccontare cosa è successo quel giorno del 1260. Cosa è successo davvero nessuno lo sa. Io posso raccontare cosa si ricordavano i senesi e cosa si ricordavano i fiorentini. Si ricordavano due cose completamente diverse".
Su recenti dichiarazioni sull'università e sulla sua burocrazia "ho ricevuto e-mail da colleghi dove affermavano di essere d'accordo con quanto ho detto. Ho dichiarato banalità assolute. Ho parlato di un problema ovvero l'enorme burocratizzazione del lavoro" ha sottolineato Barbero.
"C'è da prendere atto di una realtà e provare magari, con buona volontà, a correggerla", ha aggiunto riferendosi alle affermazioni a la Stampa a cui ha dichiarato che "il lavoro di docente è diventato inutilmente più gravoso. La burocratizzazione del nostro mestiere, il tempo passato a svolgere attività che un amministrativo farebbe molto meglio, la pretesa di trasformare studiosi e ricercatori in capi ufficio, ha reso stressante un lavoro bellissimo".
Sempre oggi a Firenze, a proposito degli archivi, Barbero ha detto che "hanno bisogno di un sostegno costante dello Stato".
Il riconoscimento è stato dato perché Barbero, si legge nella motivazione, "ha saputo utilizzare con efficacia tutte le risorse comunicative disponibili oggi, associate ad un linguaggio chiaro e piano ma mai banale che, pur senza mai dimenticare l'analisi delle fonti storiche, è riuscito ad avvicinare il più vasto pubblico a questioni storiografiche anche molto complesse, suscitando in particolare nei giovani un vivo interesse per la storia e le sue fonti".
"Ricevere questo diploma per me significa uno dei punti d'arrivo di una vita che io ho passato in luoghi come questo - ha detto Barbero a margine -. Per chiunque faccia il mio mestiere, lo storico, e specialmente per chi ha la mia specializzazione le giornate più belle di una vita sono quelle che passa in archivio. Quando dico 'Vado in archivio, mi divertirò da matti', vedo uno sguardo scettico negli occhi dei miei interlocutori. Per chi fa il mio mestiere passare una giornata in archivio è invece una delle cose più emozionanti del mondo. Questo riconoscimento è il coronamento di una vita".
"Sono lieto di aver contribuito a diffondere la conoscenza del patrimonio archivistico come base scientifica di quello straordinario scenario che è la storia", ha aggiunto Barbero.
"Questo riconoscimento - ha commentato il direttore generale Archivi, Antonio Tarasco - non solo celebra lo straordinario contributo del professor Barbero alla ricerca storica e alla divulgazione, ma evidenzia anche l'importanza cruciale della formazione archivistica e della valorizzazione del nostro patrimonio documentario che avviene attraverso le 17 Scuole di Archivistica, Paleografia e Diplomatica istituite presso gli Archivi di Stato".
La direttrice dell'Archivio di Stato, Paola d'Orsi, ha sottolineato che "l'impegno di Barbero per una divulgazione storica di qualità ha attivato un importante impatto cognitivo nei confronti di nuovi e diversi pubblici, contribuendo a incrementare l'accessibilità delle fonti archivistiche, a partire da quelle conservate all'Archivio di Stato di Firenze".
La battaglia di Montaperti, che fu combattuta a pochi chilometri a sud-est di Siena, il 4 settembre 1260, "è una storia molto italiana di campanili, non c'è solo in Toscana che gli italiani hanno questa caratteristica di odiarsi tra di loro. La cosa meravigliosa è che questo ci rende italiani. Significa appartenere a una città, una regione, con una fortissima identità. La battaglia di Montaperti è una bellissima sfida per uno storico" ha dichiarato Barbero parlando della famosa battaglia tra fiorentini e senesi.
Per l'occasione è stato esposto il cosiddetto 'Libro di Montaperti', ovvero ciò che rimane dell'archivio dell'esercito fiorentino, catturato sul campo dai senesi, portato in città, e lì conservato a perenne ricordo della loro vittoria, ma che nel 1556, dopo la conquista di Siena da parte di Cosimo I, il duca fece riportare a Firenze dove da allora è custodito.
"Quello che posso fare oggi - ha aggiunto Barbero a margine - non è raccontare cosa è successo quel giorno del 1260. Cosa è successo davvero nessuno lo sa. Io posso raccontare cosa si ricordavano i senesi e cosa si ricordavano i fiorentini. Si ricordavano due cose completamente diverse".
Su recenti dichiarazioni sull'università e sulla sua burocrazia "ho ricevuto e-mail da colleghi dove affermavano di essere d'accordo con quanto ho detto. Ho dichiarato banalità assolute. Ho parlato di un problema ovvero l'enorme burocratizzazione del lavoro" ha sottolineato Barbero.
"C'è da prendere atto di una realtà e provare magari, con buona volontà, a correggerla", ha aggiunto riferendosi alle affermazioni a la Stampa a cui ha dichiarato che "il lavoro di docente è diventato inutilmente più gravoso. La burocratizzazione del nostro mestiere, il tempo passato a svolgere attività che un amministrativo farebbe molto meglio, la pretesa di trasformare studiosi e ricercatori in capi ufficio, ha reso stressante un lavoro bellissimo".
Sempre oggi a Firenze, a proposito degli archivi, Barbero ha detto che "hanno bisogno di un sostegno costante dello Stato".
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