“Chi ha ucciso mio marito mi guardi in faccia e chieda scusa”

"L'obiettivo è avere giustizia per quello che è successo a mio marito: ucciso sul lavoro. A distanza di più di due mesi non c'è ancora una persona iscritta nel registro degli indagati. So che gli investigatori stanno facendo approfondimenti, ma questo per noi è difficile da capire". Lo dice, in un'intervista al Tirreno, Simona Mattolini, 50 anni, vedova di Luigi Coclite, il 59enne originario di Teramo e residente a Vicarello (Livorno), tra i cinque lavoratori morti nel crollo nel cantiere del supermercato Esselunga in via Mariti a Firenze il 16 febbraio.
          
"Quando tutto sarà finito e ci sarà una sentenza di colpevolezza, perché ci sarà - aggiunge -, vorrei che gli assassini, visto che si è trattato di un omicidio e non di un incidente, venissero" da lei e i suoi due figli "e guardandoci in faccia ci chiedessero almeno scusa". "Non voglio essere compatita, voglio che i responsabili" paghino "per quello che hanno fatto. Se si parla di omicidio colposo oggi ci sono presunti assassini che non sono stati iscritti nel registro degli indagati. Anche perché un anno prima dell'incidente di
Firenze c'era stato quello di Genova" sempre in un cantiere Esselunga.
    
Con la strage di Suviana, aggiunge, "ho vissuto nuovamente lo strazio che passano le famiglie delle vittime" ma credo che siano due situazioni diverse per le cause: "Dietro a quello che è successo a
Firenze credo ci sia un errore umano, di calcolo, mentre a Suviana è stato qualcosa di diverso. Ovviamente sono percezioni, mi posso sbagliare".
       
Il giorno dell'incidente ricorda che Luigi "era tranquillo, come sempre. Se avesse percepito anche solo il minimo rischio non sarebbe andato" al cantiere dove era stato altre volte. Ad avvisarla fu per telefono il titolare dell'azienda del marito: "Mi ha detto del crollo e la prima cosa che gli ho chiesto è stata: 'Da quanti piani è successo?'. Quando mi ha risposto: 'Dal terzo'", "ho capito che non c'erano speranze". "Ho provato a chiamarlo", poi "sono salita in macchina con degli amici e sono andata a
Firenze, al cantiere": "Una scena surreale. Ho visto la trave, il crollo. Ho visto tutto, ma non Luigi. Non l'ho fatto vedere a nessuno nemmeno dopo, perché lo devono ricordare com'era".

Come contrastare le morti sul lavoro? Per Mattolini, "se si vuole si può, ma per fare le cose si devono volere. Nel cantiere" di via Mariti "erano stati fatti, se non sbaglio, nove controlli in un anno e mezzo. Cosa avevano visto che era a posto? Un cantiere non è sicuro se un operaio porta il caschetto o le scarpe inforturistiche". La morte di suo marito rischia di essere inutile? "No. Pensi se quella trave fosse caduta quando il supermercato era aperto. Non si sarebbe parlato di cinque persone ma di decine".
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