Lo rende noto la stessa Asl

L'Asl Toscana Nord ovest prende atto della recente sentenza della Corte costituzionale, su un caso di competenza del tribunale di Firenze, per l'accesso al suicidio assistito, ed è già "al lavoro per rivedere il parere rilasciato" in precedenza a questa nuova sentenza con il quale aveva negato l'accesso a una paziente toscana. Lo rende noto la stessa Asl.
     
La sentenza della Consulta, scrive l'Asl, "scioglie il nodo interpretativo circa la possibilità del richiedente di accedere al suicidio assistito anche ove rifiuti, in base alla legge 219 del 2017, un trattamento di sostegno vitale valutato dal personale medico necessario, equiparando questa condizione a quella di chi sia già tenuto in vita da tali tipologie di trattamento, recentemente poi meglio definite dal Comitato Nazionale di Bioetica: l'Asl aveva già manifestato ai legali dell'associazione Luca Coscioni".

     
La stessa associazione sta infatti assistendo legalmente la paziente e subito dopo la pronuncia della Consulta la segretaria generale Filomena Gallo aveva ricordato che la sentenza di ieri afferma che "non vi può essere distinzione tra la situazione del paziente già sottoposto a trattamenti di sostegno vitale, di cui può chiedere l'interruzione, e quella del paziente che non vi è ancora sottoposto, ma ha ormai necessità di tali trattamenti per sostenere le sue funzioni vitali: proprio come nel caso della paziente toscana cui l''Asl aveva negato l'accesso alla morte assistita perché aveva rifiutato la nutrizione artificiale".

"La Corte costituzionale, nell'inerzia irresponsabile del Parlamento - conclude Marco Cappato - conferma il requisito, per noi discriminatorio, del trattamento di sostegno vitale per accedere all'aiuto a morire, dandone però un'interpretazione estensiva, contro il parere del Governo".
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