«Aiutare i cittadini a raccapezzarsi nella tempesta dell’intelligenza artificiale». È questo l’obiettivo di “Ma ci sei o ci fai?”, l’incontro che si è svolto ieri in biblioteca con Andreas Formiconi, professore in pensione dell’Università di Firenze e docente a contratto all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, dedicato ai rischi e alle opportunità delle nuove tecnologie.
Un appuntamento nato con l’intenzione di aprire interrogativi più che fornire risposte definitive. «Non voglio dare risposte, ma mettere in luce domande che i cittadini non dovrebbero ignorare», spiega Formiconi, che da tempo porta avanti un’attività divulgativa sul tema dell’intelligenza artificiale. «Viviamo in una situazione in cui si sentono dire tantissime cose, spesso contraddittorie, tra paure e entusiasmi eccessivi. Io stesso, mentre provo ad aiutare le persone a orientarsi, continuo a imparare».
Secondo il docente, il vero problema è la rapidità con cui queste tecnologie stanno entrando nella vita quotidiana, senza lasciare il tempo necessario per sviluppare una consapevolezza adeguata. «Non è colpa delle persone – sottolinea –. È un fatto oggettivo: non c’è tempo di comprendere fino in fondo uno strumento così complesso, anche dal punto di vista geopolitico». Formiconi mette poi in guardia da un equivoco molto diffuso: «L’intelligenza artificiale non è mai stata progettata per creare verità fattuale. Alla sua origine c’è un sistema costruito per approssimare discorsi plausibili».
Da qui la necessità di mantenere sempre uno spirito critico. «Qualsiasi cosa si chieda a questi sistemi, bisogna ricordare che può sempre venir fuori qualcosa di completamente sbagliato. È una cosa che non si può evitare». Un paragone rende bene l’idea: «Sarebbe come andare in automobile ignorando che una gomma può forare. Una ruota di scorta serve».
Particolarmente delicato, secondo Formiconi, il tema dell’informazione e del giornalismo. «Il mondo dell’informazione sta soffrendo questo tsunami causato dall’intelligenza artificiale», afferma. «Già con l’esplosione dei social era diventato difficile distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è. Adesso lo è ancora di più». Il docente critica soprattutto l’uso superficiale degli strumenti di IA nella produzione di contenuti: «Si vedono articoli pubblicati senza nemmeno essere corretti. Questo non contribuisce a un’informazione più chiara e nitida, che era ciò di cui avevamo bisogno già prima».
Formiconi cita anche alcuni esempi di semplificazione eccessiva nella comunicazione mediatica. «Passa facilmente il messaggio che l’intelligenza artificiale “capisca” la fisica teorica o altre discipline. Ma non è così. Sono strumenti utilissimi per automatizzare compiti complessi o noiosi, ma da qui a dire che comprendano davvero certe materie ce ne passa». E conclude: «Le persone rischiano di mettersi in testa cose che non sono vere. È per questo che serve costruire consapevolezza».
Condividi
Attiva i cookies














