Una Toscana che non sia solo culla del Rinascimento ma anche leader nell’arte contemporanea. Come? Risollevando il Pecci di Prato. E’ l’idea di Cristina Manetti, capo di gabinetto in Regione, che ne ha parlato in un’intervista sul Tirreno.
“Il problema del Pecci non è il radicamento nella città ma la necessità di un rilancio legato ad un nuovo modello di governance. Io credo che il Museo possa diventare il veicolo per rilanciare tutto il contemporaneo, un obiettivo che può essere quello di mandato dei prossimi anni con lo scopo di arrivare ad una co-programmazione che metta davvero in connessione tutte le realtà che operano in Toscana”.
Il progetto insomma, è lavorare a “Prato come candidata a capitale italiana dell’arte contemporanea, riaffermando la sua vocazione più autentica e contendendosi un milione di euro per interventi di riqualificazione e realizzazione di spazi destinati proprio alla fruizione dell’arte contemporanea”.
“Il problema del Pecci non è il radicamento nella città ma la necessità di un rilancio legato ad un nuovo modello di governance. Io credo che il Museo possa diventare il veicolo per rilanciare tutto il contemporaneo, un obiettivo che può essere quello di mandato dei prossimi anni con lo scopo di arrivare ad una co-programmazione che metta davvero in connessione tutte le realtà che operano in Toscana”.
Il progetto insomma, è lavorare a “Prato come candidata a capitale italiana dell’arte contemporanea, riaffermando la sua vocazione più autentica e contendendosi un milione di euro per interventi di riqualificazione e realizzazione di spazi destinati proprio alla fruizione dell’arte contemporanea”.
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