Assosharing parla di 'stupore e profonda perplessità'

Assosharing, che rappresenta i gestori dei servizi di mobilità sostenibile, in una nota ha parlato di "forte stupore e profonda perplessità" in merito alla decisione del Comune di porre uno stop alla sperimentazione del servizio di sharing: "Una scelta che interrompe bruscamente un lavoro congiunto che, fino a oggi, aveva visto un costante dialogo tra amministrazione e operatori del settore e che rappresenta un unicum in Italia".

"Negli ultimi mesi - prosegue l'associazione di categoria in una nota- avevamo collaborato fattivamente con gli uffici per individuare soluzioni concrete alle criticità emerse, comprese quelle legate alle recenti modifiche normative introdotte dalla cosiddetta 'Legge Salvini'. Di fronte a un oggettivo problema, ci saremmo aspettati un'azione pragmatica e una volontà di affrontarlo, come sta avvenendo in tutte le principali città italiane. Invece, Firenze sceglie l'unica strada che non risolve nulla: alzare le mani".
        
L'associazione non risparmia una stoccata al Comune, accusato di aver preso una decisione drastica di fatto superando ogni altra alternativa: "Nessun'altra città ha scelto di fare un passo indietro e chiudere i servizi di sharing dei monopattini, e ha rinunciato alla micromobilità elettrica condivisa, indispensabile per ridurre traffico ed emissioni. Ovunque, amministrazioni e operatori collaborano: si organizzano campagne per la distribuzione di caschi, incentivi per l'acquisto personale, attività educative sulla sicurezza. Tutte soluzioni che tengono insieme legalità, sostenibilità e innovazione. Firenze, invece, non ha voluto neanche provare a risolvere la questione".

Un altro punto critico, evidenziato da Assosharing, è la concorrenza: "Si elimina un intero segmento della mobilità condivisa senza predisporre alcun percorso selettivo o alternativo strutturato, mentre si annuncia un generico potenziamento del bike sharing che, peraltro, non è mai stato rinnovato attraverso procedure competitive. Il risultato è un mercato monco, anticompetitivo e poco trasparente".
L'associazione sottolinea inoltre l'impatto negativo sugli investimenti: "Una città che si posiziona come hub dell'innovazione non può permettersi scelte così rinunciatarie, frena l'attrattività e manda un segnale di scarsa capacità di governo dell'innovazione e delle transizioni urbane".
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