L'attore al Mic: “Un peccato anche i teatri chiusi”

"Non sono un contabile come Alessandro Preziosi. Né uno storico come Gabriele Lavia. Però so che il prossimo Codice del spettacolo deve aiutare il teatro". A dirlo è Giorgio Panariello, oggi tra gli artisti protagonisti al Mic del terzo incontro, quello dedicato al Teatro appunto, in vista della nascita del primo Codice dello spettacolo.

"Nonostante abbia fatto tanta tv e, poco, cinema, amo il teatro. Anzi, come Michele Placido anche io vorrei morire recitando in palcoscenico - sorride l'attore - In qualsiasi occasione si parli di teatro io ci sono, anche solo per ascoltare le ragioni degli altri".

Un sostegno da artista, ma anche da spettatore. "Quando sono qui a Roma - racconta - abito in via Nazionale, dove ci sono ben due teatri, l'Eliseo e il piccolo Eliseo, entrambi chiusi da prima ancora del Covid. Mi ricordo che scendevo da casa e andavo a vedere le cose più curiose al Piccolo e poi il Cyrano con Luca Barbareschi all'Eliseo. Era una delizia. Ecco, dobbiamo tornare a quello. Il teatro va sempre aiutato".

Ma cosa dovrebbe prevedere il nuovo Codice? "Il punto cardine per me - risponde - dovrebbe essere cercare di far spazio alle grandi compagnie, quelle che poi devono affrontare le tournée, muoversi spesso. E invece capita di frequente che si trovino schiacciate da una concentrazione di piccole realtà magari regionali, che occupano gli spazi. E tournée lunghe mesi, come un tempo, non si riescono più a fare, se non frammentate. Anche io stesso - prosegue - che faccio compagnia come stesso, mi trovo in difficoltà. Prima stavo anche due settimane a Firenze, ora non lo posso più fare. Ecco, una regolamentazione sotto questo punto di vista, un sostegno, serve. Anche perché in scena ci sono io, ma dietro di me ci sono molte persone che si muovono e lavorano".
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