Nei giorni scorsi l’amministrazione comunale di Firenze guidata dalla sindaca Sara Funaro ha inaugurato diverse nuove pietre d’inciampo in città per commemorare le vittime della deportazione e dello sterminio organizzato dai nazisti, con la complicità dei fascisti nostrani, contro la popolazione ebraica di Firenze.
La Nazione questa mattina ha raccontato la storia di alcune delle persone a cui le pietre sono dedicate: dal commerciante Diodato Gastone Sadun, assassinato ad Auschwitz il 31 ottobre del 1944, ad Annetta e Sissel Disegni Vogelmann, arrestate con la famiglia a Sondrio e spedite nel lager polacco, dove venero assassinate immediatamente nelle camere a gas, separate da Schulium, che si riuscirà a salvare dall’inferno solo perché tipografo.
Ognuna delle pietre d’inciampo di Firenze e del resto d’Italia racconta la storia di una persona rimasta vittima della follia della storia e di una furia brutale e implacabile pronta a distruggere tutto ciò che le si parava davanti pur di arrivare al compimento del proprio obiettivo.
Una furia che non risparmiò né i bambini, come la giovanissima Liliana Segre, caricata su un treno assieme al fiorentino Giulio Forti, né anziani, né ricchi né poveri, né uomini né donne.
Nel giorno in cui il paese si ferma per ricordarsi a cosa può arrivare la crudeltà umana, è utile fermarsi e provare ad ascoltare le storie raccontate da quelle pietre, sparse per tutta una città che ha fatto della bellezza il proprio vanto più importante, che ricordano come l’esse umano sia capace di concepire e realizzare opere meravigliose e, ugualmente, orrori brutali.
La Nazione questa mattina ha raccontato la storia di alcune delle persone a cui le pietre sono dedicate: dal commerciante Diodato Gastone Sadun, assassinato ad Auschwitz il 31 ottobre del 1944, ad Annetta e Sissel Disegni Vogelmann, arrestate con la famiglia a Sondrio e spedite nel lager polacco, dove venero assassinate immediatamente nelle camere a gas, separate da Schulium, che si riuscirà a salvare dall’inferno solo perché tipografo.
Ognuna delle pietre d’inciampo di Firenze e del resto d’Italia racconta la storia di una persona rimasta vittima della follia della storia e di una furia brutale e implacabile pronta a distruggere tutto ciò che le si parava davanti pur di arrivare al compimento del proprio obiettivo.
Una furia che non risparmiò né i bambini, come la giovanissima Liliana Segre, caricata su un treno assieme al fiorentino Giulio Forti, né anziani, né ricchi né poveri, né uomini né donne.
Nel giorno in cui il paese si ferma per ricordarsi a cosa può arrivare la crudeltà umana, è utile fermarsi e provare ad ascoltare le storie raccontate da quelle pietre, sparse per tutta una città che ha fatto della bellezza il proprio vanto più importante, che ricordano come l’esse umano sia capace di concepire e realizzare opere meravigliose e, ugualmente, orrori brutali.
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