Il Sacro Monte di San Vivaldo, a Montaione, conosciuto come la “Gerusalemme di Toscana”, si prepara a ritrovare il suo antico splendore. La Regione Toscana ha stanziato oltre 1,6 milioni di euro per il restauro del convento e delle cappelle storiche, un complesso unico al mondo che unisce spiritualità, arte e natura. Le cappelle, oggi in gestione al Comune, custodiscono preziose terrecotte raffiguranti scene evangeliche come la Lavanda dei piedi e la Pentecoste, nate per raccontare il Vangelo anche agli analfabeti.
A sottolineare il valore di questo contributo è Fra Stefano Giorgetti, che dal 2018 vive a San Vivaldo e accoglie i tanti visitatori che arrivano da tutta Italia e anche dall’estero: «Questo contributo della Regione è fondamentale per il restauro delle cappelle, che sono un patrimonio unico. All’interno ci sono le terrecotte che riproducono episodi evangelici: servivano per raccontare gli eventi a chi non sapeva leggere. Io vivo qui da sette anni e ho potuto vedere quanto sia vivo ancora oggi questo luogo. Ci sono tanti visitatori perché San Vivaldo è definita la Gerusalemme Toscana: geograficamente e topograficamente riproduce la stessa struttura di Gerusalemme del 1500. Non a caso Fra Tommaso e Fra Cherubino scelsero questa collocazione per la sua somiglianza con la Terra Santa».
Il convento è infatti un itinerario di fede e cultura che richiama pellegrini e turisti: «Solo quest’estate – spiega Fra Stefano – sono passati 600 ragazzi. Abbiamo calcolato che nel 2024 circa 2000 giovani sotto i 30 anni sono venuti qui, senza contare famiglie, gruppi parrocchiali e anche stranieri, soprattutto inglesi e tedeschi. In Europa non esiste un altro luogo simile: chi non può andare a Gerusalemme viene in pellegrinaggio qui. È un luogo immerso nel bosco che serve anche come momento di relax, e l’accoglienza è per tutti: chiunque venga deve sentirsi accolto da questo piccolo angolo di Gerusalemme».
Il restauro finanziato dalla Regione diventa quindi un’opportunità per rafforzare la centralità di San Vivaldo, unico Sacro Monte di questo tipo in Europa. Un luogo che unisce arte, fede e natura, e che – con il sostegno delle istituzioni – potrà continuare a parlare alle nuove generazioni e ai tanti pellegrini che ogni anno lo scelgono come meta.
Infine, Fra Stefano affida anche un suo desiderio personale: «Vorrei invitare qui il Presidente della Repubblica», un sogno che racchiude l’orgoglio e la speranza di vedere San Vivaldo riconosciuto sempre più come patrimonio spirituale e culturale dell’Italia intera.
A sottolineare il valore di questo contributo è Fra Stefano Giorgetti, che dal 2018 vive a San Vivaldo e accoglie i tanti visitatori che arrivano da tutta Italia e anche dall’estero: «Questo contributo della Regione è fondamentale per il restauro delle cappelle, che sono un patrimonio unico. All’interno ci sono le terrecotte che riproducono episodi evangelici: servivano per raccontare gli eventi a chi non sapeva leggere. Io vivo qui da sette anni e ho potuto vedere quanto sia vivo ancora oggi questo luogo. Ci sono tanti visitatori perché San Vivaldo è definita la Gerusalemme Toscana: geograficamente e topograficamente riproduce la stessa struttura di Gerusalemme del 1500. Non a caso Fra Tommaso e Fra Cherubino scelsero questa collocazione per la sua somiglianza con la Terra Santa».
Il convento è infatti un itinerario di fede e cultura che richiama pellegrini e turisti: «Solo quest’estate – spiega Fra Stefano – sono passati 600 ragazzi. Abbiamo calcolato che nel 2024 circa 2000 giovani sotto i 30 anni sono venuti qui, senza contare famiglie, gruppi parrocchiali e anche stranieri, soprattutto inglesi e tedeschi. In Europa non esiste un altro luogo simile: chi non può andare a Gerusalemme viene in pellegrinaggio qui. È un luogo immerso nel bosco che serve anche come momento di relax, e l’accoglienza è per tutti: chiunque venga deve sentirsi accolto da questo piccolo angolo di Gerusalemme».
Il restauro finanziato dalla Regione diventa quindi un’opportunità per rafforzare la centralità di San Vivaldo, unico Sacro Monte di questo tipo in Europa. Un luogo che unisce arte, fede e natura, e che – con il sostegno delle istituzioni – potrà continuare a parlare alle nuove generazioni e ai tanti pellegrini che ogni anno lo scelgono come meta.
Infine, Fra Stefano affida anche un suo desiderio personale: «Vorrei invitare qui il Presidente della Repubblica», un sogno che racchiude l’orgoglio e la speranza di vedere San Vivaldo riconosciuto sempre più come patrimonio spirituale e culturale dell’Italia intera.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies














