Dal deserto di Tindouf, in territorio algerino, sono tornati in Toscana le piccole ambasciatrici e piccole ambasciatori di pace del popolo Saharawi. In 35 stanno trascorrendo le vacanze in alcuni comuni toscani nell'ambito dei programmi di solidarietà della Rete Italiana solidarietà con il popolo Sahrawi, che da decenni dà vita in Italia a iniziative a sostegno dell'autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale.
Questa mattina, 25 di loro hanno fatto visita a Palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della Giunta regionale a Firenze, dove è allestita una mostra fotografica dell'associazione "Citta visibili aps" sul loro popolo da 50 anni in esilio, ispirata alle Prigioni di Michelangelo, metafora di libertà e autodeterminazione. Erano accompagnati da Abdellahi Bucheiba, rappresentante in Toscana del Fronte Polisario e da un gruppo di amministratori locali dei comuni toscani e volontari che fanno parte della Rete italiana di solidarietà.
Tra questi ultimi il sindaco di Pontassieve (Firenze) Carlo Boni e rappresentanti delle associazioni Hurria, Selma 2.0 e Saharawi insieme. A dare loro il benvenuto il presidente della Regione Eugenio Giani, l'assessora alle relazioni internazionali Alessandra Nardini e l'assessora alla cooperazione internazionale Serena Spinelli.
"La Toscana - ha detto Giani - ha sempre riconosciuto il popolo Sahrawi come uno dei grandi popoli del mondo. Da tanti anni si è instaurato un rapporto molto bello. Per noi Saharawi significa una grande nazione, amica dell'Italia e ci sentiamo tutti parte di un mondo che vuole la pace".
In queste settimane sono 35 in tutto bambine e bambini Saharawi ospitati nei comuni di Castelfiorentino, Pontassieve e Sesto Fiorentino. Piccole e piccoli fanno parte di un più folto gruppo di 116 giovani Saharawi giunti in questi giorni nel nostro Paese, accolti in 7 Regioni.
Questa mattina, 25 di loro hanno fatto visita a Palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della Giunta regionale a Firenze, dove è allestita una mostra fotografica dell'associazione "Citta visibili aps" sul loro popolo da 50 anni in esilio, ispirata alle Prigioni di Michelangelo, metafora di libertà e autodeterminazione. Erano accompagnati da Abdellahi Bucheiba, rappresentante in Toscana del Fronte Polisario e da un gruppo di amministratori locali dei comuni toscani e volontari che fanno parte della Rete italiana di solidarietà.
Tra questi ultimi il sindaco di Pontassieve (Firenze) Carlo Boni e rappresentanti delle associazioni Hurria, Selma 2.0 e Saharawi insieme. A dare loro il benvenuto il presidente della Regione Eugenio Giani, l'assessora alle relazioni internazionali Alessandra Nardini e l'assessora alla cooperazione internazionale Serena Spinelli.
"La Toscana - ha detto Giani - ha sempre riconosciuto il popolo Sahrawi come uno dei grandi popoli del mondo. Da tanti anni si è instaurato un rapporto molto bello. Per noi Saharawi significa una grande nazione, amica dell'Italia e ci sentiamo tutti parte di un mondo che vuole la pace".
In queste settimane sono 35 in tutto bambine e bambini Saharawi ospitati nei comuni di Castelfiorentino, Pontassieve e Sesto Fiorentino. Piccole e piccoli fanno parte di un più folto gruppo di 116 giovani Saharawi giunti in questi giorni nel nostro Paese, accolti in 7 Regioni.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies












