“Serve welfare non buonista, non le elemosine per farli tacere”

 "La carità deve entrare in un progetto politico: ma la carità con la 'C' maiuscola, non la carità dell'elemosiniere che distribuisce qualche soldo per far star buoni e zitti i poveri, per evitare che si organizzino a protestare". Lo ha detto Stefano Zamagni, presidente emerito della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, secondo cui "anche nel nostro Paese si pensa che si possa sconfiggere la povertà con l'aiutino, con il bonus, con il sussidio".

Per Zamagni, intervenuto al convegno 'La Povertà. Dialoghi per capire una realtà antica e nuova' promosso a Firenze dall'Opera di Santa Croce, "non è questo il modo di affrontare il problema: perché io ti posso anche dare da mangiare, ma se ti tolgo la dignità di essere umano, di figlio di Dio, quel mio operare non coglie nel segno. Ecco perché parlare di carità in questa ottica ha un significato molto particolare".
    
Secondo l'economista c'è bisogno di "un welfare non assistenzialistico, non buonista: in altre parole, un welfare che miri a migliorare non tanto le condizioni di vita delle persone, ma le capacità di vita delle persone. Questo è il punto che bisogna far capire: perché se tu hai fame e ti do da mangiare, tu stai bene oggi e domani sarai nella medesima condizione. Invece ti prendo e mi prendo cura di te, e ti inserisco in un percorso al termine del quale tu non avrai più bisogno di chiedere l'elemosina o di prostrarsi ai piedi di coloro dai quali ti aspetti qualcosa".
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