La richiesta di Patrick Lumumba, condannato a 16 anni di carcere

Al via davanti alla Corte d'assise d'appello di Firenze il processo nel corso del quale i giudici saranno chiamati a decidere per la seconda volta se la statunitense Amanda Knox il 6 novembre del 2007, poco dopo l'assassinio a Perugia della giovane studentessa britannica Meredith Kercher, che avvenne la sera del primo novembre, calunniò o meno Patrick Lumumba accusandolo di avere ucciso Meredith. La Knox oggi non è in aula perché ha deciso di rimanere negli Stati Uniti, a Seattle dove risiede.

Per il reato di calunnia la Knox venne condannata dalla Corte d'appello di Firenze a tre anni di reclusione, comunque già scontati durante la carcerazione preventiva per l'omicidio di Meredith, accusa per la quale è stata definitivamente assolta insieme a Raffaele Sollecito, suo fidanzato dell'epoca. Per l'omicidio della giovane studentessa britannica l'unico ad essere condannato a 16 anni di carcere con rito abbreviato fu Rudy Guede. Lumumba, invece, in quella prima fase dell'indagine rimase in carcere per 14 giorni prima di essere scagionato.

Adesso i difensori di Amanda, gli avvocati Carlo Dalla Vedova e Luca Lupari Donati, puntano all'assoluzione della loro assistita anche per il reato di calunnia. Il nuovo appello viene celebrato perché la Cassazione, accogliendo il ricorso presentato dai legali della Knox, ha revocato e annullato le sentenze con le quali la scrittrice statunitense era stata condannata per avere coinvolto Lumumba.

La decisione della Cassazione si basa sull'articolo 628 bis del codice di procedura penale che prevede la possibilità di chiedere che vengano eliminati "gli effetti pregiudizievoli" derivanti da una violazione che sia stata accertata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo: in questo caso sarebbe stato violato il diritto all'assistenza difensiva e linguistica perché ad Amanda, nonostante fosse già una sospettata, non venne chiamato un avvocato e non venne adeguatamente assistita nel redigere il memoriale che scrisse in questura la sera del 6 novembre. La Suprema Corte ha quindi disposto il "rinvio per un nuovo esame sul punto".
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