Restone attesa in primavera, Prulli entro il 2028 e Leccio ancora in progettazione: il sistema del Valdarno resta incompleto a sessant’anni dall’alluvione

Dalla diga di Bilancino allo scolmatore di Pontedera, fino alle nuove protezioni sui lungarni, molto è cambiato nella difesa dalle piene dell’Arno dopo il 1966. Il rischio zero, però, non esiste: le paratie temporanee predisposte in centro, montabili in circa otto ore, da sole non sarebbero sufficienti a contenere una piena della stessa portata di quella dell’alluvione.

Fondamentale è il sistema delle quattro casse di espansione del Valdarno, progettate per trattenere complessivamente circa 25 milioni di metri cubi d’acqua. Pizziconi è operativa dal settembre 2025, mentre la Regione conta di inaugurare Restone nella primavera del 2027. Prulli dovrebbe essere pronta entro il 2028; Leccio è ancora in fase di progettazione. Gli investimenti per le quattro opere ammontano complessivamente a circa 130 milioni di euro.

Sul fronte cittadino, circa 15 milioni di fondi Pnrr hanno finanziato interventi sui muraglioni e sulle spallette dei lungarni Diaz, delle Grazie e Acciaiuoli, oltre a una barriera fissa tra l’Hotel Ville sull’Arno e l’Affrico. Alla prevenzione contribuiscono anche gli invasi minori, il consolidamento delle briglie e sistemi di monitoraggio che consentono di prevedere una piena significativa con circa 24-36 ore di anticipo. Lo scrive Repubblica.

"Il rischio zero non esiste, però sicuramente non c'è nemmeno più il rischio di 60 anni fa. Questo va detto con grande chiarezza, quindi possiamo stare tutti più tranquilli". Lo ha dichiarato Gaia Checcucci, segretaria generale dell'Autorità di Bacino distrettuale dell'Appennino Settentrionale, a margine del convegno 'Arno: a 60 anni dall'alluvione. Il presente e il futuro del nostro fiume', in corso a Palazzo Vecchio.
    
Per prevenire i rischi, ha sottolineato Gaia Checcucci, "la prima cosa importante è quella della conoscenza, ovvero una pianificazione di bacino che sia in grado di fotografare esattamente i livelli di pericolosità e rischio in tutta la nostra area. Rispetto a questo livello di pericolosità il nostro territorio sta meglio: molte cose sono state fatte".

     
"Le casse" di espansione, ha concluso, "sono in corso e il sistema va completato. Esiste anche un sistema di allerta e di protezione civile nel 1966 e tutto ciò ci fa stare in una situazione di relativa tranquillità che non significa perdere la consapevolezza di dimenticare che siamo in un territorio fragilissimo. Siamo esposti e continueremo a esserlo".

Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies