Presentazioni fiorentine a cura di Paolo Mugnai

“Sono convinto che si arriverà a una convivenza tra ebrei e palestinesi, riconoscendo gli uni il trauma degli altri, la Shoah e la Naqba”. Alla Libreria Feltrinelli in Piazza della Repubblica, Gad Lerner presenta il suo ultimo libro Gaza, Odio e amore per Israele (Feltrinelli) e lancia un messaggio di speranza per questa vicenda secolare. Solo posti in piedi, tra il pubblico presente anche l’Imam di Firenze Izzedin Elzir nato a Hebron. Merito della popolarità del giornalista ma soprattutto del tema.

Con Gad Lerner dialoga il prof. Franco Cardini, il quale si chiede quante identità abbia l’autore, nato a Beirut da una famiglia ebraica e a soli tre anni trasferitosi con la famiglia a Milano: “in questo libro densissimo la pluralità attiva e positiva di molte identità si sente continuamente e lo porta a essere compartecipe degli altri”. Un libro  scritto in tre mesi ma “dietro ci sono cinquant’anni di memorie ed esperienze”, spiega Lerner, “Noi siamo la generazione venuta al mondo dopo lo sterminio delle nostre famiglie, i sopravvissuti che abbiamo visto nello Stato di Israele un caposaldo”.

Come è potuto accadere il 7 ottobre 2023? In quel fazzoletto di terra si stava svolgendo una grande festa giovanile a poca distanza dalla Striscia di Gaza, che assomiglia a un campo di concentramento. Se lo chiede Lerner nella quarta di copertina: “Si può vivere in paradiso sapendo di avere l’inferno accanto?” Le milizie di Hamas “come nei videogiochi: i deltaplani meccanici oltrepassano la  barriera che doveva essere dotata di radar sensibilissimi, i bulldozer la sfondano, tutto nel giro di due o tre ore, uno spartiacque nella storia. Erdogan li ha chiamati partigiani ma ha infangato il senso della resistenza perché i partigiani non hanno mai fatto strage di civili”. La reazione del governo Netanyahu ha scatenato una sanguinosa offensiva militare sugli abitanti di Gaza, screditando però la reputazione di Israele. “Io  solidarizzo con le sofferenze del popolo di Gaza e di Cisgiordania, non da oggi ma da quando sono giovane cerco relazioni in quel mondo. A Firenze nei primi anni Settanta Alexander Langer mi incoraggiava dicendomi ‘tu sai l’ebraico allora vai laggiù a incontrare le pantere nere israeliane e i sindaci della Cisgiordania, organizziamo dei meeting’”.

In copertina il guerriero ebreo Sansone abbatte le colonne del palazzo dei filistei ovvero i palestinesi, come nel celebre episodio della Bibbia al grido ‘muori Sansone con tutti i filistei!’, a Gaza, che nelle lingue semitiche significava “feroce, forte” ed è ora un simbolo oltre che un luogo: “nella cronaca drammatica di questi otto mesi seguiti al 7 ottobre rivedo la tragedia di Sansone e dei filistei. Oggi la gioventù, e non potrebbe essere diversamente, sta dalla parte di chi viene massacrato. Io oggi a una manifestazione per la pace non ci posso andare perché tra i vecchi magari c’è chi mi abbraccia ma tra i giovani c’è chi mi griderebbe dietro in arabo allora perché devo stare lì a provocare con la mia presenza?”

Nel libro è riportato un lungo dialogo del 1984 con Primo  Levi, a due anni dalla guerra in Libano, in cui l’intervistato “sentiva forte il senso di imbarazzo e di colpa a criticare Israele ma diceva: ‘Israele ha bisogno di questa nostra amorevole critica’ ed io lo trovo attualissimo. Primo Levi ci ha insegnato a manifestare pubblicamente i dubbi che gli ebrei italiani in larga misura hanno nei confronti delle scellerate condotte del governo israeliano.

Perché siete così numerosi a questo incontro? Perché tutti avvertiamo che questa guerra locale è
però mondiale, rischia di diventare la guerra dei poveri contro i ricchi, dei senza diritti contro i garantiti, degli orientali contro gli occidentali, e peggio ancora la guerra dei musulmani contro la civiltà giudaico cristiana, che secondo me non esiste. Questa sarebbe una spirale che la trascinerebbe a diventare una guerra mondiale”.
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