“Avevo creato Radio Sportiva che era nazionale, ma Radio Bruno ci ha salvato, perché all’epoca con il Pentasport non sapevamo dove andare”, racconta il nostro direttore David Guetta alla presentazione del libro “Radio Bruno. Chiamala per nome! 1976-2026” (Giunti Editore) alla Libreria cinema Giunti Odeon con oltre centocinquanta persone per l’occasione che hanno anche ricevuto dei gadget in ricordo dell’appuntamento. “Radio Bruno ci ha accolto, ha aperto una sede, ha acquistato i diritti delle partite della Fiorentina, ci ha dato una seconda vita”.
Insieme ai 50 anni di Radio Bruno si festeggiano anche i 48 del Pentasport e sul palco Guetta è affiancato da Rocìo Rodrìguez e Gianfranco Monti.
Il primo a salire è Gianni Prandi, l’editore e fondatore dell’emittente, che ricorda come nacque il nome della radio: “Eravamo dei ragazzi di Carpi e assemblammo un vecchio trasmettitore per dare vita a una radio, ma un giorno quel trasmettitore scoppiò. Ci rivolgemmo allora al titolare di una ditta che costruiva trasmettitori. Quel signore chiamava tutti Bruno. Sì, come oggi i ragazzi si chiamano tra loro fra’, bro’, vecchio, lui aveva l’abitudine di chiamare tutti Bruno. Ci regalò tutta l’attrezzatura, a patto di mantenere il nome che aveva dato nel 1976 a quelle prove sperimentali, appunto Radio Bruno”. “La nostra radio”, prosegue Gianni Prandi, “crede da sempre nello sport e in Toscana da dodici anni il Pentasport è la nostra punta di diamante”.
Il libro, con i testi di Marcello ‘Targi’ Parmeggiani e la collaborazione di Clarissa Martinelli, Mauro Mazzi e Pierluigi Senatore, racconta cinquanta anni di radio attraverso immagini, testimonianze, retroscena e ricordi. Dalle prime eroiche trasmissioni, in un garage, al digitale. Dal primo Sanremo al concerto di Vasco Rossi, fino a Radio Bruno Estate, la festa che accende le città. Dai terremoti alle alluvioni che hanno colpito l'Emilia-Romagna, quando Radio Bruno ha saputo trasformarsi in una vera radio di servizio.
Radio Bruno e Pentasport. Perché questo nome? “Nel 1978 eravamo in cinque”, ricorda Guetta. “Uno si occupava di automobilismo, uno di pallacanestro, uno di pallavolo, uno di tennis e io mi occupavo di calcio”.
Sull’elegante divano si alternano vari ospiti, dalla sindaca Sara Funaro agli ex viola Borja Valero, Lorenzo Amoruso, Ciccio Baiano, Christian Riganò e Alberto Malusci, ai cantanti Marco Masini e Paolo Vallesi, a Mattia Molfetta, co-fondatore e presidente di Frisbi Energia.
In video collegamento con interventi registrati Giancarlo Antognoni e Ciccio Graziani. In sala fanno i loro auguri Letizia Perini, assessora allo sport, e Stefania Saccardi, Presidente del Consiglio Regionale della Toscana; Giampaolo Marchini, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana, e i giornalisti Saverio Pestuggia, Enzo Bucchioni e Ubaldo Scanagatta; l’opinionista Bernardo Brovarone, Francesco Flachi. Tutti amici del Pentasport, presenti i vari redattori e chi lavora dietro le quinte.
Ma la trasmissione a cui si sente più legato, la più significativa, qual è? “Il giorno del fallimento la più brutta di tutte, il primo agosto del 2002 è proprio un dolore fisico”, risponde Guetta. “Ricordo con piacere invece la radiocronaca da Kiev nell’89, quando c’era Baggio. La feci tutta intera, mentre accanto a me Ameri non ci riusciva, perché avevo corrotto una funzionaria del partito comunista sovietico a cui davo 10 dollari ogni quarto d’ora, così la linea non cascava mai”.
Il bello della radio? “Se ti viene un’idea, nel giro di mezz’ora la realizzi”.
Nella foto: David Guetta, Gianni Prandi, Rocio Rodriguez, Gianfranco Monti
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