Arrivata l'ora di Gudmundsson?

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Alla vigilia di una partita che non è una qualsiasi, Stefano Pioli mette le cose in chiaro. Basta parole, basta alibi: il periodo di rodaggio è terminato. Adesso contano solo i fatti. «È arrivato il momento di raccogliere – ha spiegato l’allenatore – perché il calcio non si riduce a schemi e tattica. Contro il Pisa serviranno testa e cuore».

Un messaggio netto, quasi definitivo. Dopo settimane passate a cercare la giusta identità, la Fiorentina si ritrova davanti a un bivio. Non c’è più tempo da perdere. Non lo nasconde Pioli, che non si aggrappa né al caso né alla sfortuna: «Non siamo ancora quelli che volevamo essere, manca qualcosa in entrambe le fasi, ma non è molto. Si tratta di dettagli. Dettagli che però fanno la differenza tra vincere e non vincere».

E i numeri raccontano bene la situazione: ultima in Serie A per tiri nello specchio, prima per conclusioni concesse agli avversari. È lì che si misura oggi il lavoro del tecnico, consapevole che senza un cambio di passo la stagione rischia di complicarsi subito. «Tre mesi fa siamo partiti con ambizioni e sogni – ricorda – e non devono svanire adesso. Se vogliamo dar loro luce serve lavoro, attenzione e sacrificio. Io vedo questa voglia nella squadra, ma dobbiamo dimostrarlo sul campo».

Il derby con il Pisa non è solo una questione di campanile, che già basterebbe a renderlo speciale dopo 34 anni di assenza dalla massima serie. È soprattutto una necessità: due punti in quattro giornate per la Fiorentina, uno solo per i nerazzurri. Non vincere significherebbe allungare l’ombra di una crisi. Pioli lo sa e tocca anche le corde emotive: «In certe partite conta più combattere che giocare bene. Questa è una di quelle. Bisogna lottare e sacrificarsi».

L’attenzione, inevitabilmente, va anche all’attacco. Le scelte sono cambiate più volte, ma l’allenatore non ha dubbi: «Kean non è un problema, anzi. Tutti stanno lavorando con determinazione. Poi la risposta la darà la partita». È un refrain ricorrente: la “cartina tornasole” sarà sempre e solo il campo.

Sul piano tattico, Pioli pensa a un ritorno alle origini: difesa a tre, con Pongracic centrale e ai lati Comuzzo e Ranieri. In mezzo spazio a Nicolussi Caviglia e Mandragora, davanti Gudmundsson e Kean, mentre sulle fasce restano intoccabili Dodò e Gosens. Un assetto pensato per non cadere nell’errore evidenziato più volte dal tecnico: saltare il centrocampo. Contro il Pisa, che presumibilmente difenderà basso, serviranno palleggiatori capaci di tessere trame, aggirare il muro e creare varchi.

E proprio la scelta di Comuzzo come “braccetto” di destra fa pensare a un Pioli che non ha perso la voglia di sperimentare. Sette anni fa, toccò a Milenkovic vivere una trasformazione simile. Fu proprio Pioli a plasmarlo, avvicinandolo a un modello come Ivanovic. Oggi il parallelo con Comuzzo nasce spontaneo, ma l’allenatore frena: Pietro ha caratteristiche diverse, un percorso ancora lungo davanti, e non c’è un Chiesa da coprire sul suo lato. È un esperimento, non una certezza.

Un Pioli che resta pragmatico e diretto, senza cedere alle polemiche. Anche sul rapporto con Firenze e i tifosi non si nasconde: «La gente non è contenta, e noi per primi non lo siamo. Le critiche fanno parte del gioco. O si accetta Firenze e la Fiorentina, oppure no. Il punto è meritarsi applausi e incitamenti. E per farlo dobbiamo dare di più».

In fondo il messaggio è uno solo, ripetuto come un mantra: servono risultati. Perché le vittorie cambiano tutto, ridanno fiducia, convincono della bontà delle scelte, ricreano entusiasmo. Adesso è questione di testa, di cuore e di concretezza. La Fiorentina deve dimostrare chi è davvero.

Domani, contro il Pisa, non sarà solo un derby. Sarà il momento della verità. Pioli lo sa e non cerca scorciatoie: «Abbiamo parlato abbastanza. Adesso bisogna vincere».
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