Il club viola alza la voce dopo il KO con il Como e chiede la registrazione degli audio VAR alla FIGC per i casi Liberali e Pongracic. Ma con il penultimo posto in graduatoria e la trasferta di San Siro all'orizzonte, la squadra deve evitare di perdere il focus sul campo

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Il clima attorno in casa viola è infuocato. Il pesante KO interno per 1-3 contro il Como ha spalancato le porte a una duplice crisi: quella di risultati, certificata da un penultimo posto in graduatoria drammatico, e quella istituzionale, scoppiata con un durissimo comunicato con cui la società ha attaccato la gestione arbitrale del match.

Nel mirino del club vi sono due episodi specifici: il primo gol del Como a firma di Mattia Liberali, viziato da un evidente fallo di gioco non sanzionato in avvio d'azione, e la rete del 2-2 annullata a Marin Pongracic per un fuorigioco millimetrico segnalato dopo un lungo consulto. La lettera di spiegazioni inviata dalla Lega — che ha motivato i tempi d'attesa e il ricorso al tracciamento manuale di backup a causa dei problemi alle telecamere legati ai cantieri dello stadio Franchi — non ha fatto altro che irritare ulteriormente la dirigenza.

I fermi immagine forniti non sono stati ritenuti esaustivi e le parole del direttore generale Alessandro Ferrari sono state perentorie: «Le nuove tecnologie sono importanti, ma vanno usate bene. E soprattutto devono funzionare». Prossimo passo ufficiale: il ricorso diretto alla FIGC per ascoltare i file audio delle registrazioni della sala VAR.

Il Lato A: Una battaglia d'immagine e di diritti doverosa

Analizzando la situazione dal punto di vista societario, la linea dura intrapresa dalla dirigenza appare del tutto giustificata. Quando una squadra lotta per non sprofondare nella zona retrocessione, la differenza tra la salvezza e il baratro passa anche dal rispetto e dall'uniformità di giudizio sul terreno di gioco.

In una Serie A iper-tecnologica, non è ammissibile affidare decisioni determinanti per le sorti di una stagione a linee tracciate manualmente per presunti disservizi causati dai lavori dell'impianto.Pretendere massima trasparenza, farsi sentire nelle sedi opportune e chiedere la revisione degli audio del VAR non è un capriccio, ma una responsabilità verso gli investimenti della proprietà e verso la tifoseria.

Il Lato B: Il rischio del "tappeto rosso" di alibi per il campo

Esiste però l'altra faccia della medaglia, strettamente legata all'equilibrio tattico e mentale dello spogliatoio. In questo momento di forte crisi sportiva, la sovraesposizione mediatica sui torti arbitrali rischia di trasformarsi in una trappola condizionante per il gruppo squadra.

Focalizzare continuamente l'attenzione sulle sviste dei direttori di gara rischia di stendere un insidioso "tappeto rosso" di alibi ai calciatori, distogliendo l'attenzione dalle lacune difensive e dalle difficoltà offensive emerse sul campo. La salvezza si conquista prima di tutto con le prestazioni, la cattiveria agonistica e la continuità di risultati. Se la squadra dovesse far proprio il messaggio di essere vittima del sistema, il rischio di perdere la carica agonistica necessaria per risalire la china sarebbe elevatissimo.

Equilibrio necessario verso San Siro

La sfida per la Fiorentina consiste nel saper scindere nettamente i due piani. La battaglia politica e istituzionale deve restare un compito ad esclusivo appannaggio della dirigenza nei palazzi del potere.

Allo stesso tempo, la squadra deve rimanere impermeabile alle polemiche in vista di impegni proibitivi, a partire dalla delicata sfida di San Siro contro l'Inter. Alla società il compito di farsi rispettare; al campo, senza alibi, quello di risalire una classifica che non aspetta più nessuno.

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