Attivisti di Firenze per la Palestina hanno costruito questa mattina un checkpoint simbolico nei pressi della sede del consolato onorario di Israele. La struttura provvisoria, fatta di scatole di cartone e reticolo di plastica, si spiega in una nota, "voleva attirare l'attenzione sulle condizioni di vita della popolazione palestinese" in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, "territori illegalmente occupati, qualsiasi spostamento deve essere autorizzato da Israele".
Affisso anche uno striscione con scritto: "Vi garberebbe vivere rinchiusi da un muro o da un reticolato e non poter uscire senza il permesso di Israele?", rivolto sia alle persone che passavano sul viale che al console onorario. Un altro recitava: "Via il console di Israele dalla Fondazione Meyer", in riferimento al ruolo di Marco Carrai. Al termine dell'azione, spiegano ancora gli attivisti, alcune scatole di cartone sono state lasciate sul posto a simboleggiare il fatto che, benché il flash mob sia terminato, la terribile condizione dei palestinesi continua.
Affisso anche uno striscione con scritto: "Vi garberebbe vivere rinchiusi da un muro o da un reticolato e non poter uscire senza il permesso di Israele?", rivolto sia alle persone che passavano sul viale che al console onorario. Un altro recitava: "Via il console di Israele dalla Fondazione Meyer", in riferimento al ruolo di Marco Carrai. Al termine dell'azione, spiegano ancora gli attivisti, alcune scatole di cartone sono state lasciate sul posto a simboleggiare il fatto che, benché il flash mob sia terminato, la terribile condizione dei palestinesi continua.
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