La diocesi invita a una ricostruzione del modello produttivo che coniughi integrazione, diritti del lavoro e sviluppo sostenibile

"I fatti di violenza che si stanno ripetendo nel distretto pratese non sono un incidente di percorso, ma la manifestazione di una patologia endemica che affligge il sistema produttivo di Prato: la diffusione del 'cattivo lavoro'. Questo sistema, nutrito da fenomeni di illegalità economica e pesante sfruttamento lavorativo, che ha avuto il suo momento più tragico nel rogo del Teresa Moda nel 2013, sembra incapace di evolvere se non in modo debole e contraddittorio". Così in una nota la Diocesi di Prato interviene sulla nuova aggressione ai danni di lavoratori in sciopero avvenuta domenica scorsa.

"L'Ufficio di pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Prato - si spiega - da anni si interpella sul tema e, su di esso, sta cercando di offrire una piattaforma di elaborazione chiara, capace di orientare tutti verso una riflessione comune. Per superare questa crisi morale e sociale, è indispensabile che la città e le sue componenti collettive assumano una nuova prospettiva". Per la Curia "la narrazione che confina lo sfruttamento solo nel cosiddetto 'distretto parallelo' cinese e che assolve gli attori locali delegando ogni responsabilità a 'Roma' si rivela parziale e fallace, poiché ignora l'evidente e intensa interconnessione fra l'economia 'dei pratesi' e quella 'dei cinesi', che rende l'intera città interpellata e corresponsabile; per questo, se l'azione per la legalità è fondamentale, essa non può essere l'unica via, ma è necessario integrarla con una visione di sistema che affronti il problema della mancata integrazione e che promuova un dialogo autentico e costante con il mondo cinese, orientato alla giustizia sociale e ai diritti del lavoro".

"Una commissione nata in seno all'Ufficio di pastorale sociale - si ricorda - si è impegnata a trattare in maniera ampia e sistemica le complesse tematiche dell'illegalità economica, dello sfruttamento lavorativo e della mancata integrazione": "Di fronte al perpetuarsi di tali situazioni non possiamo continuare con la sola solidarietà, ma serve una vera e propria ricostituzione del modello produttivo".
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies