Sette gol subiti oltre l'85' hanno trasformato dodici punti in tre: la squadra cresce ma continua a crollare quando il traguardo si avvicina

Immaginate una stagione parallela in cui il fischio finale arrivasse cinque minuti prima. In quella realtà alternativa, la compagine viola conterebbe ventitré punti invece degli attuali quattordici, occupando una comoda metà classifica insieme a Sassuolo e Torino, lontana dalle sabbie mobili della retrocessione. Non sarebbe certo il posizionamento ideale per una società dalle aspirazioni importanti, ma renderebbe evidente quanto i secondi conclusivi delle partite abbiano pesato negativamente su questo campionato. Quando l'obiettivo appare ormai raggiunto, qualcosa si spezza nella concentrazione collettiva, come se l'attenzione calasse proprio nel momento più delicato.

Gli ultimi sette giorni hanno riproposto una storia già vista troppe volte. Il calcio di rigore trasformato da Pedro nel recupero della sfida contro la Lazio e la marcatura di Nkunku allo scadere del confronto con il Milan hanno dimezzato un bottino che poteva valere sei punti, riducendolo a una magra coppia. Si tratta di una costante che accompagna l'intera annata e che non può essere attribuita a un singolo condottiero in panchina: durante la gestione Pioli sono giunte tre marcature avversarie dopo l'ottantacinquesimo minuto nelle gare contro Cagliari, Como e le milanesi; con Galloppa è arrivata la beffa europea contro i tedeschi del Mainz; con Vanoli la rete di Orban al novantatreesimo contro gli scaligeri ha preceduto le recenti amarezze. Tre guide tecniche differenti, identica fragilità sistemica.

Il paradosso risiede nel fatto che sotto numerosi profili la squadra ha compiuto progressi significativi, ed è proprio questa evoluzione a rendere ancora più frustrante l'incapacità di chiudere le partite, suggerendo che le radici del problema siano prevalentemente psicologiche. La difficoltà principale rimane l'amministrazione del vantaggio acquisito, specialmente negli scampoli conclusivi. I viola sono passati in vantaggio in metà delle venti partite disputate, eppure hanno conquistato soltanto dieci punti su trenta disponibili, risultando la formazione che ha disperso maggiori opportunità partendo da posizioni favorevoli. Ancora più significativo il bilancio delle marcature incassate dopo l'ottantacinquesimo: sette reti sulle trentuno complessive, sei delle quali determinanti, capaci di trasformare dodici punti potenziali in appena tre effettivi. Una debolezza manifesta, riconosciuta anche all'interno dello spogliatoio, che continua a ipotecare la posizione in graduatoria.

Contemporaneamente, tuttavia, i segnali di miglioramento sono tangibili. Nelle ultime cinque uscite la Fiorentina ha messo insieme otto punti, contro i sei raccolti nelle precedenti quindici giornate, mostrando un netto salto di qualità sia nell'impostazione offensiva che nella solidità difensiva. Le marcature realizzate sono aumentate, quelle subite calate, mentre sono cresciuti anche conclusioni verso la porta, accuratezza nei passaggi e dominio territoriale in entrambe le zone del campo. Miglioramenti evidenti, che tuttavia non modificano un dato incontrovertibile: dopo venti turni la Fiorentina si trova nell'area calda della classifica. Un punto dal quale ripartire, certamente non un traguardo, che rende l'appuntamento con il Bologna un passaggio fondamentale.

Adesso però il momento delle riflessioni sta volgendo al termine: acquisire la capacità di amministrare i minuti finali potrebbe rappresentare il primo, fondamentale progresso verso la salvezza.

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