I 18 mesi di Albert Gudmundsson a Firenze sono stati un alternarsi di luci e ombre, tra colpi di classe e momenti di apparente inconsistenza. Acquistato per oltre 20 milioni tra prestito oneroso e riscatto, l’attaccante islandese è passato dall’essere considerato un potenziale esubero a figura centrale nella costruzione offensiva della Fiorentina.
Nonostante l’impegno e la dedizione, i risultati in campo non sempre hanno rispettato le attese: spostato spesso a sinistra, lontano dalla porta, Gudmundsson ha faticato a incidere in zona gol, realizzando solo un centro su rigore contro la Lazio e due assist contro Milan e Bologna. La sua qualità tecnica emerge ancora nelle giocate individuali, ma talvolta la difficoltà di associarsi coi compagni limita l’impatto sulla partita.
Il primo anno era stato segnato da infortuni, incomprensioni con Palladino e vicende extra-campo, tra cui accuse di cattiva condotta sessuale e il relativo processo, chiuso a inizio stagione attuale. Da quel momento, l’islandese ha mostrato segnali di rinascita, culminati nel gol contro l’Udinese, prima vittoria stagionale della Fiorentina.
Nell’ultimo periodo, Vanoli ha provato a riorientare tatticamente Gudmundsson, prima largo a sinistra e poi in posizione più centrale dietro il duo d’attacco Piccoli-Kean, cercando di valorizzare il suo ruolo di numero dieci e alternativa di gioco principale, soprattutto con l’arrivo di nuovi esterni come Solomon e Harrison.
La Fiorentina punta ora a ritrovare il vero Gudmundsson, un giocatore capace di prendersi i possessi decisivi e guidare l’attacco viola, confermando quanto la sua qualità individuale possa ancora fare la differenza nel finale di stagione.
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