Droga, cellulari e anche una recente rivolta contro gli agenti: la procura di Prato richiama ancora l'attenzione sull'escalation di illegalità nel carcere della Dogaia. Secondo quanto riferiscono gli inquirenti, nonostante i ripetuti interventi repressivi messi in atto negli ultimi mesi - tra cui due maxi blitz con centinaia di agenti e militari impiegati - prosegue l'attività illecita sia all'interno sia all'esterno della casa circondariale della Dogaia.
L'episodio recente più grave risale al 28 febbraio quando in pieno giorno due giovani - un 20enne tunisino e un 19enne italiano - sono stati presi mentre lanciavano tre involucri con droga oltre il muro di cinta, in direzione del campo di calcio dove c'erano detenuti della sesta sezione. Quando la polizia penitenziaria è intervenuta per recuperare i plichi, si sono attivati circa 60 detenuti, in larga parte albanesi; si sarebbero coalizzati dando vita a una rivolta massiva, impedendo le perquisizioni e sovrastando numericamente il personale in servizio. Secondo la procura, l'episodio dimostrerebbe la capacità di alcuni gruppi di detenuti di condizionare la vita nel carcere, anche a fronte di una significativa carenza di organico tra gli agenti. Le successive perquisizioni nelle abitazioni dei due giovani hanno portato al sequestro, a casa del ventenne tunisino, di oltre 288 grammi complessivi di hashish, un bilancino e materiale per il confezionamento. Nell'abitazione del 19enne, in provincia di Firenze, sono stati trovati ulteriori 36 grammi circa di cannabinoidi. Il tunisino è stato arrestato e si trova ai domiciliari.
Nonostante le operazioni condotte tra giugno e dicembre 2025 e nei primi mesi del 2026, spiega la procura di Prato riportando altri recenti episodi di illegalità, nel carcere La Dogaia continuano a essere introdotti telefoni cellulari e sostanze stupefacenti, alimentando un sistema di approvvigionamento e spaccio che coinvolgerebbe detenuti e soggetti esterni.
Oltre alla rivolta del 28 febbraio, il procuratore Luca Tescaroli rende noto che il 13 febbraio scorso è stato intercettato un pacco postale inviato a un detenuto: all'interno, nascosti tra fette di salumi, tra gli affettati, c'erano circa 10 grammi di cocaina e 206 grammi di hashish. Modalità che, secondo gli inquirenti, si inserisce in un più ampio contesto di traffico di droga destinata ai reclusi.
Poi il 20 febbraio, all'esterno del muro di cinta, sono stati sequestrati tre pacchetti con 240 grammi di hashish, 24,2 grammi di cocaina, un telefono cellulare privo di sim e una chiavetta modem, anch'essa senza sim, idonea alla connessione Internet. I detenuti non possono comunicare all'esterno dal carcere.
"E' una situazione estremamente difficile, ma stiamo lavorando". Lo ha detto Luca Tescaroli, procuratore della Repubblica a Prato, rispondendo alle domande dei giornalisti a proposito della rivolta del 28 febbraio scorso nel carcere pratese della Dogaia. Tescaroli ha parlato a margine dell'iniziativa 'Tutelare il lavoro, contrastare lo sfruttamento' oggi a Firenze.
L'episodio recente più grave risale al 28 febbraio quando in pieno giorno due giovani - un 20enne tunisino e un 19enne italiano - sono stati presi mentre lanciavano tre involucri con droga oltre il muro di cinta, in direzione del campo di calcio dove c'erano detenuti della sesta sezione. Quando la polizia penitenziaria è intervenuta per recuperare i plichi, si sono attivati circa 60 detenuti, in larga parte albanesi; si sarebbero coalizzati dando vita a una rivolta massiva, impedendo le perquisizioni e sovrastando numericamente il personale in servizio. Secondo la procura, l'episodio dimostrerebbe la capacità di alcuni gruppi di detenuti di condizionare la vita nel carcere, anche a fronte di una significativa carenza di organico tra gli agenti. Le successive perquisizioni nelle abitazioni dei due giovani hanno portato al sequestro, a casa del ventenne tunisino, di oltre 288 grammi complessivi di hashish, un bilancino e materiale per il confezionamento. Nell'abitazione del 19enne, in provincia di Firenze, sono stati trovati ulteriori 36 grammi circa di cannabinoidi. Il tunisino è stato arrestato e si trova ai domiciliari.
Nonostante le operazioni condotte tra giugno e dicembre 2025 e nei primi mesi del 2026, spiega la procura di Prato riportando altri recenti episodi di illegalità, nel carcere La Dogaia continuano a essere introdotti telefoni cellulari e sostanze stupefacenti, alimentando un sistema di approvvigionamento e spaccio che coinvolgerebbe detenuti e soggetti esterni.
Oltre alla rivolta del 28 febbraio, il procuratore Luca Tescaroli rende noto che il 13 febbraio scorso è stato intercettato un pacco postale inviato a un detenuto: all'interno, nascosti tra fette di salumi, tra gli affettati, c'erano circa 10 grammi di cocaina e 206 grammi di hashish. Modalità che, secondo gli inquirenti, si inserisce in un più ampio contesto di traffico di droga destinata ai reclusi.
Poi il 20 febbraio, all'esterno del muro di cinta, sono stati sequestrati tre pacchetti con 240 grammi di hashish, 24,2 grammi di cocaina, un telefono cellulare privo di sim e una chiavetta modem, anch'essa senza sim, idonea alla connessione Internet. I detenuti non possono comunicare all'esterno dal carcere.
"E' una situazione estremamente difficile, ma stiamo lavorando". Lo ha detto Luca Tescaroli, procuratore della Repubblica a Prato, rispondendo alle domande dei giornalisti a proposito della rivolta del 28 febbraio scorso nel carcere pratese della Dogaia. Tescaroli ha parlato a margine dell'iniziativa 'Tutelare il lavoro, contrastare lo sfruttamento' oggi a Firenze.
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