Dalla rinascita di Fagioli all’esplosione di Parisi, così il tecnico ha cambiato volto alla squadra viola

L’arrivo di Vanoli sulla panchina della Fiorentina ha segnato una svolta netta, fatta di intuizioni tecniche e decisioni tutt’altro che banali. Il primo segnale forte è stato il cambio di ruolo imposto a Fagioli. Basta esperimenti da mezz’ala o da trequartista: il centrocampista è stato riportato al centro del gioco, nel ruolo di regista. Una scelta che ha rappresentato una rottura evidente con il recente passato. Vanoli ha puntato sulle sue qualità di visione, sulla capacità di pensare calcio e inventare soluzioni. Il risultato è stato immediato: Fagioli è diventato il fulcro della manovra, dando equilibrio e creatività alla squadra.

Non meno significativa è stata la gestione di Ranieri. La decisione di togliergli la fascia di capitano poteva destabilizzare lo spogliatoio, invece si è trasformata in un’opportunità. Vanoli ha agito con sensibilità, più da educatore che da comandante, e Ranieri ha risposto con maturità. Senza il peso della fascia, ha ritrovato concentrazione e continuità, dimostrando che leadership e rendimento non dipendono necessariamente da un simbolo sul braccio.

Anche Gudmundsson ha beneficiato del nuovo corso. Spostato stabilmente sulla fascia offensiva, è stato liberato da troppi vincoli tattici. In questa posizione può sfruttare al massimo le sue doti: accelerazione, dribbling e capacità di accentrarsi per concludere. Vanoli gli ha concesso libertà, e il giocatore ha risposto assumendosi responsabilità e diventando una delle principali fonti di pericolo.

Diverso il discorso per Gosens, la cui gestione è stata più prudente. Considerando l’età e i problemi fisici accumulati negli anni, il tecnico ha scelto di ridurne i compiti più dispendiosi. Meno corse continue sulla fascia e maggiore attenzione alla gestione delle energie: una soluzione che gli permette di restare efficace senza esporsi a rischi inutili.

Ma la vera storia simbolo di questa Fiorentina è quella di Parisi. Trasformato in un’ala pura, ha trovato una dimensione completamente nuova. Il rapporto con Vanoli è stato determinante: fiducia, dialogo e una chiara idea tattica hanno convinto il giocatore ad accettare il cambiamento. Oggi Parisi è un esterno offensivo a tutti gli effetti, capace di spingere, ripartire e cercare il gol.

La sua crescita è ancora più significativa se si considera il passato recente. Con i precedenti allenatori aveva trovato poco spazio, scivolando sempre più indietro nelle gerarchie. Sembrava destinato a un ruolo marginale, invece tutto è cambiato. Vanoli gli ha dato continuità e centralità nel progetto, e Parisi ha risposto con prestazioni di alto livello. Il gol segnato a Cremona, il primo stagionale, è stato il simbolo di questa rinascita.

Oggi è un titolare quasi fisso, capace di adattarsi a più ruoli e spesso tra i migliori in campo. Un investimento che inizialmente aveva sollevato dubbi sta ora dando i suoi frutti. Ma non è solo il singolo a brillare: tutta la squadra ha migliorato il proprio rendimento. I risultati recenti parlano chiaro, con una media punti in crescita e una ritrovata fiducia.

La Fiorentina di Vanoli è una squadra diversa: più consapevole, più coraggiosa e con un’identità precisa. Un cambiamento costruito attraverso idee forti e scelte non sempre facili, ma che stanno riportando entusiasmo e risultati.

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