La notte di Selhurst Park certifica la crisi d’identità della Fiorentina. Il 3-0 finale è un verdetto netto che riflette la superiorità del Crystal Palace, capace di schiacciare i viola in ogni zona del campo per larghi tratti di gara. Sebbene restino dubbi su un rigore negato in avvio, l'analisi del match non ammette alibi: la squadra è apparsa fragile, stanca e tecnicamente confusa, specialmente sulla fascia sinistra, diventata facile terra di conquista per gli inglesi.
Dopo un primo tempo passivo e costellato da errori banali, la timida reazione della ripresa — segnata dalla traversa di Fabbian e da un paio di fiammate di Gudmundsson — è stata solo un lampo isolato. Di fronte al primo vero avversario di livello internazionale, i limiti strutturali del gruppo sono emersi con prepotenza, annullando l'entusiasmo dei recenti risultati in campionato. La qualificazione resta ora appesa a un filo sottilissimo: per ribaltare il risultato servirà un’impresa al Franchi, l’unica via per provare a salvare una stagione fin qui ampiamente insufficiente.
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